Tutta l’Arte di Keith Haring a Palazzo Braschi fino all’11 aprile. Esposte oltre 140 opere
L'artista statunitense è l'inventore della Street Art antesignana del mondo dei murales di oggi

Un momento della conferenza stampa PH credit Emanuela Sirchia
(AGR) “Un artista è il portavoce di una società in un dato momento della storia. È un medium tra “ciò che è “ e ciò “che potrebbe essere “. Se un artista è davvero onesto con se stesso e con la propria cultura lascia che sia la cultura a parlare attraverso di lui imponendo il proprio ego il meno possibile”.
Nella rassegna romana curata da Mondomostre esposte oltre 140 opere

La Yamaha dipinta dall'artista PH credit Mondomostre
L'artista statunitense ha esposto per la prima volta a Roma nel 1984al Palazzo delle Esposizioni
E proprio nella Capitale espone per la prima volta in un ambito eccezionale come il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale dove peraltro “imbratta” i muri dell’edificio. È il linguaggio dei tempi ed ecco i suoi simboli: l’omino e il cane rappresentati nei modi più diversi possibili vuoi per contrastare la violenza, la paura del nucleare o del razzismo. Un nuovo linguaggio artistico insomma dove è l’arte ad andare incontro al pubblico. Haring subisce l’influenza di un recente passato: quello della guerra nel Vietnam dell’Apartheid in sud Africa, della rivoluzione sessuale. Anni in cui non c’era Internet non c’erano i cellulari ed allora ecco l’arte che denuncia, racconta, contesta. Questa mostra come ha sottolineato l’assessore capitolino Smeriglio è un percorso molto forte che lascerà un segno nella città. “Penso, sento, agisco, concepisco e vivo in modo diverso ogni giorno, ogni istante… I miei dipinti sono la testimonianza di un dato lasso di tempo…” afferma Haring. La sua è un’arte complessa che lo rende unico e inimitabile, apparentemente semplice e dai temi ancora oggi attuali.

PH credit Mondomostre
"L'arte - diceva - è per tutti e un diritto di tutti"
La mostra di Palazzo Braschi (6 ottobre – 11 aprile) vede un percorso che si snoda attraverso 9 sezioni e attraverso il racconto di una New York turbolenta degli anni Ottanta – città segnata da violenza, droga e degrado urbano – Keith Haring ne trae ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone: il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano. La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti. Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un alfabeto visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse. Come diceva Haring: "Il pubblico ha diritto all'arte. L'arte è per tutti". Questa convinzione resta al centro della mostra.

PH credit Mondomostre
Emanuela Sirchia
















