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Il crimine del secolo, il nuovo libro di Fabrizio Peronaci

Esce domani nelle librerie il nuovo libro del giornalista scrittore Fabrizio Peronaci che analizza tutte le connessioni tra l’attentato del 13 maggio 1981 a Papa Wojtyla e i successivi gialli mai risolti. Connessioni diventate evidenti grazie a nuove prove

printDi :: 28 aprile 2021 12:18
Il crimine del secolo, il nuovo libro di Fabrizio Peronaci

(AGR) di Donatella Gimigliano

L’attentato al Papa e i suoi tragici effetti collaterali, dal sequestro di Emanuela Orlandi, figlia quindicenne di un messo pontificio, agli altri casi di giovani vittime scomparse, uccise o morte in circostanze oscure. Esce in tutta Italia il 29 aprile 2021 il nuovo libro del giornalista-scrittore Fabrizio Peronaci, “Il crimine del secolo” (Fandango), viaggio a metà tra la Grande storia e la cronaca nera dell’ultimo scorcio del Novecento. Il 13 maggio 1981 segnò un punto di non ritorno nell’estenuante contesa Est-Ovest. Il tentato omicidio di Karol Wojtyla, oltre a determinare una svolta nella Guerra Fredda, innescò una serie di ricatti e regolamenti di conti destinati a sconvolgere la vita delle famiglie coinvolte e a turbare l’opinione pubblica per decenni, fino all’oggi. Chi armò la mano di Ali Agca, estremista turco di estrema destra disponibile a qualsiasi doppio gioco? Cosa nascondevano le trame delle spie venute dal freddo e degli 007 del fronte occidentale, in perenne conflitto tra loro all’ombra del Cupolone? Le inchieste giudiziarie spaziarono in vari Paesi e durarono quasi vent’anni. La pista bulgara, con il supporto dell’Unione Sovietica, fu l’unica a sfociare in un processo e per molti è da lì che si deve partire per risolvere il mistero dei mandanti.

“Il mio lavoro – spiega Peronaci – fornisce per la prima volta un quadro di riferimento politico, istituzionale e spionistico tale da comprendere tutte le connessioni tra l’evento primario, l’attentato del 13 maggio 1981, e i successivi gialli mai risolti. Le connessioni sfuggite per quarant’anni agli occhi dei cronisti, sono diventate evidenti grazie alle nuove prove da me raccolte, alla visuale storica utilizzata e alla selezione tra piste rivelatesi fondate e palesi depistaggi”. La ragione di Stato, nell’intrigo partito esattamente 40 anni fa con l’attentato al Papa, ha un peso determinante. Come in un angosciante gioco della matrioska, man mano che prove, indizi e riscontri trovano la giusta collocazione, la “ragazza con la fascetta” e gli altri giovani protagonisti di questa catena di sangue e dolore escono dall’ombra, in un crescendo mozzafiato nel quale, come spiega l’autore “la realtà a volte supera l’immaginazione, ma se un fatto pare incredibile non si può automaticamente concludere che non sia avvenuto: ci vuole pazienza, per venirne a capo”.

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