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Circeo, nella Grotta Guattari rinvenuti i resti di nove uomini di Neanderthal

Scoperti nella Grotta Guattari a San Felice Circeo. L'Associazione Nazionale Archeologi annuncia la scoperta e lo studio dei resti di 9 individui attribuibili all'uomo di Neanderthal con gli scavi condotti dal Prof. Mario Rolfo, docente Archeologia Preistorica

printDi :: 08 maggio 2021 16:49
Circeo, nella Grotta Guattari rinvenuti i resti di nove uomini di Neanderthal

(AGR) Ancora un'eccezionale scoperta proviene da Grotta Guattari, ad ottanta anni dalla sua fortuita scoperta, confermando il promontorio del Circeo quale luogo nevralgico per gli studi preistorici italiani e internazionali.

L'Associazione Nazionale Archeologi annuncia la scoperta e lo studio dei resti di 9 altri individui attribuibili ad Homo Neanderthalensis, a seguito di scavi condotti dal Prof. Mario Rolfo, docente di Archeologia Preistorica dell'Università di Tor Vergata, dal direttore dei lavori di scavo, Funzionario archeologo Dott. Francesco Di Mario, e con il Direttore del servizio di antropologia della SABAP Lazio Dott. Mauro Rubini. Durante i lavori per la messa in sicurezza della grotta medesima, iniziati nel 2020, sono avvenuti gli eccezionali ritrovamenti dei nove individui, che gettano nuova luce sulla presenza umana in età preistorica e specificamente sull'occupazione neanderthaliana della grotta.

"Una scoperta incredibile che segna una nuova importante tappa negli studi di archeologia preistorica", dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell'ANA, che prosegue: "Questo ritrovamento sarà importante per ampliare ulteriormente le nostre conoscenze tanto del contesto specifico di ritrovamento, il sistema di cavità noto come Grotta Guattari, quanto degli usi e delle abitudini dell’uomo di Neanderthal. Il paleontologo Alberto Carlo Blanc era già stato il fortunato scopritore di questo sito nel 1939, e già allora il ritrovamento suscitò grande ammirazione nella comunità scientifica.

Anche oggi, questa importante scoperta desterà interesse nella comunità scientifica internazionale e sarà opportunità per capire ancora meglio questa specie umana che per migliaia di anni ha convissuto con l’Homo Sapiens: una convivenza che, come gli studi più recenti suggeriscono, sfociò spesso in condivisione dei territori e probabilmente anche in forme di integrazione sociale. Una scoperta, insomma, che offre una dimostrazione dell’incredibile ricchezza del nostro patrimonio archeologico e dell’elevata qualità dell’archeologia italiana tutta. Ritrovamenti come questi devono essere accompagnati da un’adeguata comunicazione rivolta tanto agli addetti ai lavori, quanto al pubblico più ampio: è questo l’unico modo di realizzare un percorso virtuoso che veda le comunità territoriali sempre più coinvolte nella difesa della memoria e del patrimonio culturale del paese".

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