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(AGR) Impressionismo: il progetto illuminotecnico di Francesco Murano al Museo dell’Ara Pacis

Tra i passaggi più significativi della mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”, che presenta una selezione di cinquantadue opere,la sala dedicata a Van Gogh, dove la luce è stata progettata per far emergere la matericità del segno e la tensione emotiva del colore

printDi :: 22 gennaio 2026 16:04
Impressionismo e Oltre Ara Pacis Ph. Monkeys Video Lab_120325

Impressionismo e Oltre Ara Pacis Ph. Monkeys Video Lab_120325

(AGR) Il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita la mostra “Impressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”, che presenta una selezione di cinquantadue opere provenienti da una delle più importanti collezioni museali degli Stati Uniti. Il percorso espositivo attraversa un arco temporale che va dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, riunendo capolavori di artisti come Degas, Renoir, Van Gogh, Matisse, Picasso, Kandinsky e Beckmann, e documentando il progressivo superamento dell’Impressionismo verso nuove e radicali forme di espressione artistica.

Il progetto illuminotecnico

 
Il progetto illuminotecnico della mostra è firmato da Francesco Murano, architetto delle luci, chiamato a confrontarsi con opere profondamente diverse per epoca, stile e materia. L’intervento è stato concepito per accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo senza imporre una lettura, lasciando che fossero le opere a guidare lo sguardo.

Un principio di rispetto e accompagnamento visivo

Il principio guida del progetto è stato il rispetto della natura della pittura impressionista e post-impressionista. La luce è stata modulata come elemento di raccordo percettivo: più morbida e diffusa nelle sale dedicate all’Impressionismo, più direzionale e calibrata nelle sezioni successive, dove la ricerca formale e cromatica diventa più strutturata.

Le criticità tecniche del progetto

La principale difficoltà è stata la grande eterogeneità dei materiali pittorici: superfici lucide, impasti materici, oli delicati e differenti verniciature reagiscono in modo diverso all’illuminazione. A questo si sono aggiunti i rigorosi limiti conservativi, che impongono livelli di luce molto contenuti. La risposta progettuale è stata un sistema di illuminazione modulare, con ottiche e intensità differenziate e un accurato lavoro di micro-orientamento su ogni singola opera.

Luce reale e luce dipinta

In una mostra in cui la luce è già parte integrante del linguaggio pittorico, il progetto ha cercato un equilibrio tra luce reale e luce dipinta. L’illuminazione è stata calibrata per non sovrastare la luce interna ai quadri, valorizzarne le direzioni luminose e sostenere la lettura dei colori, mantenendo un’elevata resa cromatica e un ambiente visivo coerente.

I momenti chiave del percorso

Tra i passaggi più significativi del percorso, la sala dedicata a Van Gogh, dove la luce è stata progettata per far emergere la matericità del segno e la tensione emotiva del colore senza effetti teatrali. All’ingresso della sezione impressionista, invece, una luce più ampia e avvolgente introduce gradualmente il visitatore alla percezione dello spazio e dell’atmosfera tipica della pittura en plein air.

La luce come strumento di lettura

Con questo progetto, Francesco Murano firma un intervento in cui la luce non è mai protagonista autonoma, ma strumento di lettura e di rispetto dell’opera, capace di accompagnare il pubblico lungo un percorso che racconta una fase cruciale della storia dell’arte moderna.

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