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Operazione "Scott-Rinascita" preso latitante

I Carabinieri del gruppo ROS hanno arrestato un latitante nascosto in una casa protetta da un sofisticato sistema di video-sorveglianza che consentiva all'uomo di controllare l'area circostante. L'arrestato aveva il compito di riscuotere frutto estorsioni

printDi :: 05 maggio 2020 18:06
Operazione Scott-Rinascita preso latitante

Operazione "Scott-Rinascita" preso latitante

(AGR) Nella notte, i Carabinieri del R.O.S., del Comando Provinciale di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, a seguito di un intervento eseguito in un’abitazione rurale nelle campagne di contrada Batia, di San Gregorio d’Ippona (VV), hanno arrestato il latitante G.G. (cl. 63).

L’uomo  era ricercato dal 19 dicembre 2019, a seguito dell’ordinanza cautelare emessa dal GIP di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione “RINASCITA – SCOTT”, condotta dal R.O.S. e dal Comando Provinciale Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha coinvolto le maggiori cosche di ‘ndrangheta del vibonese. Secondo le indagini che hanno portato al provvedimento custodiale nei confronti di 334 soggetti, responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, traffico di stupefacenti, estorsione, riciclaggio ed altri gravi reati, G.G. sarebbe stato un’esponente apicale della locale di San Gregorio d’Ippona (VV), imparentato con F.R., storico capo locale, attualmente in regime di detenzione domiciliare.

Dopo la cattura di R. S. e G. G., avvenuta lo scorso 19 dicembre 2019, era rimasto il più importante esponente della struttura mafiosa in libertà. Secondo l’ipotesi accusatoria, avvalorata anche dalle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, G.G., indagato per associazione mafiosa ed una serie di condotte estorsive, aggravate dal metodo mafioso, aveva il compito organizzare la riscossione delle estorsioni agli imprenditori secondo un sistema centralizzato, valido per tutta la provincia, che consentiva alla cosca di competenza l’ottenimento di una “tangente”, normalmente ammontante al 3% del valore dei lavori. L’uomo costituiva, nel settore, anche il punto di riferimento ultimo per le interlocuzioni con esponenti delle cosche della ‘ndrangheta di diverse province che conoscevano il suo ruolo e gestivano l’azione estorsiva secondo un modello che conferma l’unitarietà dell’organizzazione mafiosa calabrese, non solo dal punto di vista formale ma anche sostanziale. L’abitazione in cui si era nascosto il latitante è di proprietà di un soggetto ritenuto vicino alla cosca sangregorese ed era munita di un complesso dispositivo di video-sorveglianza. 

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