Inferno di fuoco a Dragoncello, fiamme vicino ai palazzi: riesplode la rabbia contro i terreni incolti e il nodo soccorsi
Un vasto incendio divora sterpaglie e rifiuti a ridosso delle abitazioni di via Beduschi. Nel mirino le ordinanze del Comune violate e i gravi ritardi logistici dei Vigili del Fuoco dopo la chiusura della caserma di Ostia.

Incendio visto da via di Dragoncello © Foto Credits L.H
(AGR) ROMA – Un vasto e violento incendio è divampato nella tarda serata di sabato 5 settembre, intorno alle 22:00, a Dragoncello, tenendo in apprensione per ore gli abitanti della zona. Le fiamme hanno rapidamente divorato un ampio terreno incolto situato tra l’istituto superiore Ferdinando Magellano, via Andrea da Garessio, via Giuseppe Beduschi e via di Dragoncello. Un’area da tempo segnalata come pericolosa e lasciata senza manutenzione, trasformata in una discarica a cielo aperto nonostante le ripetute denunce dei cittadini e del comitato di quartiere.
Le fiamme alimentate da sterpaglie e rifiuti

Inizio del focolaio, entrata da via Andrea da Garessio © Foto Credits L.H
Le ordinanze del 2026 violate e il precedente di via Badiali
L'episodio riaccende i riflettori sulle responsabilità legate alla mancata prevenzione e all'abbandono dei terreni. Il Sindaco di Roma Capitale ha emanato l'Ordinanza Sindacale n. 74 del 26 maggio 2026 (disposizioni per la prevenzione degli incendi boschivi e la pulizia dei lotti privati e pubblici), la quale imponeva tassativamente a proprietari ed enti gestori la rimozione di sterpaglie e rifiuti entro il termine prefissato, per evitare l'insorgere di roghi estivi. Prescrizioni che, nel caso del campo di Dragoncello, sono rimaste del tutto inascoltate.
Non si tratta di una tragica fatalità, ma di una disfunzione di sistema già denunciata nel recente passato. La memoria dei residenti e i file d'archivio riportano all'8 agosto 2022, quando un gravissimo incendio colpì il terreno adiacente a via Badiali e della vicina Via Guido Maria Conforti, un'area di diretta competenza del Comune di Roma. Già all'epoca, come denunciato tempestivamente da AGR Agenzia di Stampa, erano state evidenziate le medesime responsabilità amministrative per l'assenza di bonifiche sui terreni lasciati incolti, trasformati in bomba ecologica e antincendio.
I nodi critici dei soccorsi e la questione della caserma di Ostia
Le operazioni di spegnimento sono state ostacolate da pesanti criticità logistiche che evidenziano lo stato di abbandono della sicurezza sul Litorale. Dopo il crollo della storica caserma dei Vigili del Fuoco di Ostia, i distaccamenti sono ospitati in via provvisoria presso la struttura della Guardia di Finanza all’Infernetto: una sistemazione che non dispone delle infrastrutture necessarie per la manutenzione dei mezzi, alcuni dei quali risultano addirittura dislocati a Fiumicino, con ulteriori ritardi e difficoltà operative. Nonostante la distanza e le condizioni sfavorevoli, le squadre intervenute hanno fatto il possibile, supportate anche dai residenti impegnati a difendere autonomamente le proprie proprietà. Ma i mezzi iniziali non sono bastati: intorno alle 2:00 del mattino è stato necessario l’invio di un ulteriore automezzo per fronteggiare un fronte di fuoco che continuava a bruciare con violenza. Tra gli abitanti restano forti interrogativi sul mancato impiego di un elicottero antincendio, che — secondo quanto riferito — avrebbe potuto raggiungere i punti più impervi del terreno, difficilmente accessibili alle autobotti.
L’appello del quartiere e la polemica politica
Alle 2:00 di notte, con le fiamme ancora alte a pochi metri dalle finestre, la rabbia dei residenti si è trasformata in un appello diretto alle istituzioni: "Per quanto tempo ancora dovremo rischiare di vedere il fuoco entrare nei nostri giardini e nelle nostre abitazioni? Chi deve garantire un intervento tempestivo quando il pericolo è così evidente?"
Dal territorio arriva una richiesta chiara: ripristinare e ristrutturare in tempi brevi la caserma dei Vigili del Fuoco di Ostia, dotandola di mezzi, personale e infrastrutture adeguate. Una priorità che, secondo gli abitanti, dovrebbe prevalere su spese giudicate improduttive: come denunciato, i quasi 500.000 euro destinati alle bollette arretrate del Vittorio Emanuele occupato avrebbero potuto essere investiti nella sicurezza del territorio e nel presidio delle emergenze.
















