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Emergenza sanitaria, non dimenticare le famiglie circensi ed i giostrai

La Fondazione "Migrantes" ricorda: il mondo delle giostre e dei circhi che stanno vivendo una grave condizione dal punto di vista economico. Sono persone prive di ogni reddito e devono affrontare, comunque, spese ingenti senza avere possibilità di guadagno. Es

printDi :: 07 aprile 2020 15:46
Emergenza sanitaria, non dimenticare le famiglie circensi ed i giostrai

Emergenza sanitaria, non dimenticare le famiglie circensi ed i giostrai

(AGR) La pandemia che stiamo vivendo non ha solo conseguenze sanitarie ma anche economiche per tante realtà fragili che spesso vengono dimenticate e che “non potranno lavorare per diversi mesi ancora”. La denuncia arriva dalla Fondazione Migrantes che cita in particolare il mondo delle giostre e dei circhi che stanno vivendo una grave condizione dal punto di vista economico. Un mondo che “fa fatica a chiedere visto che sono sempre andati avanti con il proprio lavoro”, dice il direttore generale della Migrantes, don Gianni De Robertis. La sospensione delle attività pubbliche a carattere culturale e ricreativo ha significato l’impossibilità per queste categorie di soddisfare i bisogni più elementari delle proprie famiglie. Queste persone sono oggi prive di ogni reddito, e tuttavia continuano a sostenere spese rilevanti. Persone che hanno anche difficoltà a chiedere il contributo “buoni spesa” ai comuni di residenza considerato che questi sono distanti dal luogo dove ora sono fermi i circhi e i lunapark.

La Fondazione Migrantes, che da anni segue pastoralmente lo Spettacolo Viaggiante, e la Caritas Italiana si sono fatti prossimi a queste persone rispondendo a diverse richieste di sostegno.La Fondazione Migrantes chiede che le istituzioni “non si dimentichino di queste persone garantendo loro la possibilità di sopravvivere e di continuare a sperare e a conservare il proprio lavoro”.Il Circo e il lunapark costituiscono una parte importante della cultura e tradizione italiana che non possono finire con questa pandemia”, conclude il sacerdote.

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