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Carabinieri, mille cactus tornano a casa...il traffico illegale avrebbe fruttato 3 milioni di euro

Felice conclusione dell'operazione "Atacama", mille cactus sono state rimpatriate in Cile le rarissime piante sequestrate in provincia di Ancona e Rimini. Le piante sottratte ai trafficanti affidate all’Orto Botanico dell’Università di Milano

printDi :: 28 aprile 2021 13:07
Carabinieri, mille cactus tornano a casa...il traffico illegale avrebbe fruttato 3 milioni di euro

(AGR) La sinergia tra Autorità Italiane e Cilene ha consentito uno storico “rimpatrio” di circa mille cactus, sequestrati dai Carabinieri Forestali nell’operazione “ATACAMA” ed estirpati dal 2015 al 2019 nei deserti cileni da un trafficante di piante protette residente in Provincia di Ancona. In questi giorni sono giunti a destinazione i rarissimi cactus appartenenti al genere Copiapoa, sequestrati lo scorso anno dai Carabinieri Forestali del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona presso l’abitazione di due trafficanti di piante protette residenti nelle Province di Ancona e Rimini.

L’indagine di polizia giudiziaria, iniziata nel 2020 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona, si è conclusa nei giorni scorsi con le notifiche di chiusura delle indagini ai due soggetti accusati di detenzione e traffico internazionale di specie protette dalla CITES, ovvero la Convenzione Internazionale di Tutela delle Specie animali e vegetali protette e in via di Estinzione.

L’attività, condotta per diversi mesi, ha consentito di portare alla luce una rete composta da almeno 19 trafficanti e collezionisti stranieri e italiani, con un traffico diretto principalmente verso i Paesi del medio oriente asiatico. Le piante recuperate e sottratte ai trafficanti, rarissime e delicate, sono state poste sotto sequestro penale e affidate in un primo momento all’Orto Botanico dell’Università di Milano dove sono state custodite in una serra dotata di tecnologie all’avanguardia. Dopo accurate valutazioni e approfondimenti di carattere sistematico, fisiologico e fitopatologico si è valutato per il rimpatrio e la reintroduzione nel loro ambiente naturale d’origine delle piante: questo per riparare il danno subito dall’ecosistema e perché, nonostante le cure assidue, nei nostri climi rischiavano di morire o comunque di perdere le loro peculiarità.

In questo modo si è ottenuto di preservare in natura il patrimonio genetico di questi esemplari, alcuni dei quali presenti solo in piccole stazioni remote del deserto dell’Atacama in Cile e a serio rischio di estinzione. Nell’Atacama infatti ci sono condizioni climatiche estreme, dove non piove per anni e l’unica acqua a disposizione degli esseri viventi è quella ricavabile dall’aria umida che soffia dall’Oceano Pacifico in alcune ore della giornata.

Nei primi giorni di aprile, nelle serre dell’Orto Botanico di Milano dove, in piena osservanza delle regole contro la diffusione del Coronavirus-19, alcuni soci della ABC, il direttore dell’Orto Botanico coadiuvato dalla sua equipe di ricercatori e impiegati e alcuni Carabinieri Forestali del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona hanno lavorato per etichettare, pesare e impacchettare con la dovuta cura e la necessaria attenzione gli esemplari di cactus cileni.

La partenza è avvenuta il giorno 12 aprile e dopo un volo di tre giorni con scalo in Francia, le piante hanno raggiunto l’aeroporto di “Santiago de Chile” e sono state consegnate nelle mani del personale del CONAF per curare le successive tappe della reintroduzione in natura..Il traffico illegale di cactus, stando ai dati diffusi da Traffic del WWF ha interessato oltre 100.000 piante negli ultimi 4 anni per un valore stimato di 3 milioni di dollari. La crescente richiesta di esemplari di grandi dimensioni, raccolti illegalmente in natura, causa un forte declino delle popolazioni selvatiche, alcune delle quali ridotte ormai a pochissimi esemplari. L’operazione “ATACAMA” condotta dai Carabinieri Forestali del Nucleo Carabinieri CITES di Ancona ha permesso di far venire alla luce e sgominare un traffico illecito stimato in circa un milione di euro per il valore delle piante recuperate e poste sotto sequestro.Come è avvenuto anche nell’ambito della presente indagine, le più recenti attività info-investigative condotte in ambito internazionale indicano che il mercato illegale più fiorente negli ultimi tempi si è spostato in Giappone e Cina.

L’aspetto del valore economico del traffico illegale è però da considerare minimale rispetto al danno che viene condotto all’ambiente naturale per l’alterazione dei delicati equilibri biologici dell’ecosistema e per la perdita di patrimonio genetico e di biodiversità.

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