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Lazio, oltre 360 mila famiglie e 125 mila edifici a rischio alluvione

Simonetta Ceraudo, presidente Ordine Gelologi Lazio: Gli episodi di maltempo che hanno interessato Roma e il territorio laziale, con allagamenti diffusi e disagi alla viabilità, evidenziano la vulnerabilità delle aree urbane alle precipitazioni intense, in particolare nei contesti urbanizzati.

printDi :: 14 febbraio 2026 20:32
Lazio, oltre 360 mila famiglie e 125 mila edifici a rischio alluvione

(AGR) "Allagamenti e criticità urbane, senza città spugna gli allagamenti diventeranno la normalità.Gli episodi di maltempo che hanno interessato Roma e il territorio laziale, con allagamenti diffusi e disagi alla viabilità, evidenziano la vulnerabilità delle aree urbane alle precipitazioni intense, in particolare nei contesti fortemente urbanizzati.

I dati ufficiali evidenziano come anche il Lazio presenti una significativa esposizione al rischio di alluvione: circa il 12% della superficie regionale ricade in aree a pericolosità idraulica, con oltre 360.000 famiglie e circa 125.000 edifici localizzati in zone potenzialmente inondabili, soprattutto lungo le principali aste fluviali e nelle pianure urbanizzate.  Le criticità interessano non solo il fiume Tevere e i suoi affluenti, come l’Aniene, ma anche il reticolo idrografico secondario e i fossi urbani, spesso modificati o costretti dallo sviluppo edilizio.

 
Durante precipitazioni intense questi corsi d’acqua minori possono andare rapidamente in sofferenza, contribuendo alla formazione di allagamenti diffusi nei contesti più impermeabilizzati". Lo ha dichiarato Simonetta Ceraudo, Presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio, intervenendo sulle frane di queste ore nel Lazio.

"Una quota crescente degli eventi osservati è inoltre riconducibile alle cosiddette alluvioni pluviali, fenomeni che si verificano quando l’acqua piovana non riesce a infiltrarsi nel terreno e supera la capacità delle reti di drenaggio urbano.

La progressiva impermeabilizzazione del suolo rappresenta infatti uno dei principali fattori di aumento delle criticità idrauliche: quando il terreno perde la propria capacità naturale di assorbimento, il deflusso superficiale aumenta e anche precipitazioni concentrate possono generare allagamenti diffusi.

In questo quadro assume particolare importanza il rafforzamento dei presìdi territoriali – ha concluso la Ceraudo - attraverso monitoraggio continuo, manutenzione e gestione diffusa del reticolo idrografico. Parallelamente, risulta sempre più necessario promuovere interventi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, finalizzati a restituire spazio ai fiumi e ai fossi, migliorare la capacità di laminazione naturale e rallentare il deflusso delle acque nei centri abitati.

Diventa quindi necessario orientare la pianificazione urbana verso modelli capaci di gestire l’acqua dove cade, attraverso il principio delle città spugna, con superfici permeabili, aree verdi funzionali e sistemi di gestione delle acque meteoriche in grado di ridurre i picchi di deflusso.

Strumenti tecnici già previsti, come il principio di invarianza idraulica, devono essere applicati in modo sistematico affinché le nuove trasformazioni urbane non aumentino il rischio idraulico rispetto alle condizioni originarie.

L’Ordine dei Geologi richiama infine l’attenzione sulla necessità di integrare stabilmente le conoscenze geologiche e idrauliche nelle scelte di pianificazione territoriale, promuovendo una prevenzione strutturale orientata alla sicurezza dei cittadini e alla corretta gestione del suolo". 

foto archivio AGR 

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