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Acqua del rubinetto, preferita dall’82% degli italiani

Aqua Italia ha presentato i dati inediti della ricerca sulla propensione al consumo di acqua del rubinetto, trattata e non, nel nostro Paese ai tempi del Coronavirus. Un'indagine statistica per conoscere comportamenti e atteggiamenti della popolazione italiana

printDi :: 26 maggio 2021 16:05
acqua da bere

acqua da bere

(AGR) Aqua Italia (federata Anima - Confindustria) dal 2006 commissiona biennalmente un’indagine statistica per conoscere l’evoluzione di comportamenti e atteggiamenti della popolazione italiana nei confronti dell’acqua potabile da bere. Quest’anno è stata commissionata un’edizione straordinaria con l’obiettivo di verificare eventuali modifiche nel consumo di acqua del rubinetto legate al Covid 19. La Ricerca 2021 è stata realizzata in un’ottica di continuità metodologica con le precedenti - l’ultima del febbraio 2020 - per consentire un confronto omogeneo con le passate edizioni, aggiungendo un approfondimento specificatamente legato al tema pandemico.

L’indagine, realizzata da Open Mind Research su un campione di 2.000 individui maggiorenni e rappresentativi della popolazione italiana, si è occupata di verificare le dimensioni e il profilo sociodemografico di quanti negli ultimi 12 mesi hanno bevuto acqua del rubinetto trattata e non, a casa propria o fuori casa, e la frequenza di consumo, al fine di segmentare tra consumatori abituali e occasionali. Inoltre, ha analizzato le ragioni per cui gli individui bevono o che potrebbero convincere a bere l’acqua del rubinetto, compresa quella trattata negli esercizi commerciali, l’utilizzo di sistemi di affinaggio in famiglia e la relativa manutenzione periodica. Si è indagato anche sull’approccio e la conoscenza dei chioschi/casette dell’acqua sul territorio e su come ci si procura l’acqua da bere quando si è fuori casa, la preoccupazione per la presenza di sostanze contaminanti (farmaci, sostanze chimiche, ecc.) e la relazione tra la pandemia da Covid 19 e il consumo di acqua del rubinetto.

Il quadro socioeconomico attuale e la pandemia hanno sensibilmente modificando le abitudini e i consumi degli italiani: l’82,7% della popolazione italiana ha bevuto acqua del rubinetto (trattata e non) negli ultimi 12 mesi, con un tasso di crescita sul 2020 di oltre il 5%. Circa la metà della popolazione maggiorenne italiana (47,3%) dichiara di bere sempre/quasi sempre l’acqua potabile del rubinetto in casa/fuori casa e si è evidenziato che nel corso del 2020 sono aumentati in modo significativo (+6,5%) i consumatori occasionali di acqua del rubinetto (35,4%). Nel periodo di pandemia il 13,5% degli intervistati dichiara che ha iniziato a bere più spesso l’acqua del rubinetto. Nel dettaglio, si conferma la maggiore presenza di chi beve l’acqua del rubinetto sempre/quasi sempre tra i residenti nelle aree Nord Ovest (49,4%) e Nord Est (57,1%), mentre si rileva una minore incidenza tra coloro che vivono nel Sud+Sicilia (40,9%), dove risulta più alta della media la percentuale di coloro che bevono acqua del rubinetto più raramente o mai (29,5% verso una media nazionale del 25,2%).

I motivi principali per i quali gli intervistati hanno dichiarato di bere l’acqua del rubinetto (trattata o non trattata) afferiscono principalmente all’“attenzione per l’ambiente” (27%), cioè evitare di trasportare e smaltire bottiglie di plastica, dato significativamente più rilevante rispetto agli anni precedenti (era il 12,3% nel 2018), alla “comodità nel disporne” (25,1%), alla consapevolezza che “l’acquedotto comunale fa maggiori controlli sull’acqua rispetto ai produttori dell’acqua in bottiglia” (23,4%), al “minor costo rispetto all’acqua in bottiglia” (21,3%) e “la bevo perché è buona” (20,2%).

Il 32,6% delle famiglie italiane dichiara di avere in casa almeno un sistema di affinaggio dell’acqua, tra questi sistemi, circa un terzo è rappresentato da caraffe filtranti (13,3%), a seguire i sistemi per l’eliminazione del cloro/altre sostanze (9,8%) e quelli che consentono anche la refrigerazione e gasatura dell’acqua (4,1%). Si rileva la presenza di almeno un apparecchiosoprattutto nelle famiglie più numerose (46,2% nelle famiglie con 3 componenti, 42,4% nelle famiglie con 4 componenti, 46,6% nelle famiglie con 5 componenti e oltre) e nelle famiglie con il capofamiglia giovane (51,3% nelle famiglie con il capofamiglia con età fino a 34 anni). Tra tutti coloro che hanno un apparecchio di affinaggio dell’acqua, oltre un terzo (38,3%) ha sottoscritto un abbonamento per la manutenzione periodica. Oltre il 58% degli intervistati ritiene utile un incentivo statale per consentire l’acquisto di un sistema domestico per il trattamento dell’acqua del rubinetto, percentuale che cresce tra coloro che già possiedono almeno un apparecchio (68,4%).

Inoltre, si è indagato su quanto gli italiani siano propensi a bere acqua trattata del rubinetto fuori casa (alberghi, bar, ristoranti): il 22% degli intervistati la beve già e il 60,6% la berrebbe se gliela offrissero. In generale tra coloro che hanno già un’abitudine al consumo di acqua potabile si riscontra una maggiore consuetudine al consumo di acqua trattata negli esercizi commerciali, il 31,9% dichiara di “berla già” e il 60,2% dichiara che la berrebbe se venisse offerta. Per l’approvvigionamento dell’acqua da bere fuori casa, il 62,6% opta per l’acquisto di acqua in bottiglia (45,6% da bar/negozi e 17% da distributori automatici a pagamento) e il 48,9% porta l’acqua da casa

Nel corso del periodo pandemico oltre il 50% degli intervistati dichiara di non avere cambiato le abitudini di consumo dell’acqua trattata al ristorante o al bar: 23,9% continua a bere acqua trattata, se proposta e il 30,5% preferisce continuare a bere l’acqua in bottiglia. Si osserva che circa il 29% degli intervistati dichiara di non essersi recato presso un bar/ristorante durante il 2020.

In merito alla preoccupazione degli italiani nei confronti della presenza di potenziali sostanze contaminanti, come ad esempio farmaci e sostanze chimiche, che non sono state ancora normate dalla legge italiana, il 24,7% si è dichiarato estremamente preoccupato e il 65,4% abbastanza preoccupato. Tra coloro che hanno già un’abitudine al consumo dell’acqua potabile del rubinetto, si riscontra una preoccupazione per i contaminanti chimici più bassa della media della popolazione (11,9% vs. 24,7%). Nel dettaglio, se analizziamo le aree di residenza della popolazione, possiamo osservare che la preoccupazione maggiore per i contaminanti come farmaci e prodotti chimici viene espressa tra gli abitanti del Sud/Sicilia (32,1% vs 24,7% della media della popolazione). Al contrario, coloro che risiedono nel Nord della penisola manifestano una preoccupazione più contenuta per questa possibilità (23,1% e 18,3% vs. 24,7%).

Sempre più Comuni mettono a disposizione dei propri cittadini, attraverso appositi chioschi/casette, acqua potabile trattata o non trattata, refrigerata e addizionata di anidride carbonica con l'obiettivo di valorizzare l'acqua potabile stessa. Si è verificato su quanti conoscano e beneficino di questo servizio: il 76,1% conosce questa opportunità e il 23,5% ne fa uso (22,8% nel 2020), confermando un’ascesa di quest’abitudine.

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