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Regione: Lazio    Sezione: AGR - Sanità9/18/2017 4:31:00 PM

Chikungunya nel Lazio, impariamo a conoscerla

Il dr. Paolo Meo spiega come evitare il contagio e la profilassi da adottare. La terapia è basata sulla somministrazione di farmaci sintomatici



(AGR) Il contagio della Chikungunya nel Lazio, sviluppatasi particolarmente nell’area di Anzio ha fatto scattare l’allarme a Roma e sull’intero territorio nazionale. Della questione e delle possibili difese da adottare contro questa malattia abbiamo parlato con il Dr. Meo, un medico che segue da vicino la profilassi di queste malattie esotiche nella sua Travel Clinic CESMET, ed anche nel suo ospedale in Tanzania.

Cosa ci può dire della Chikungunya nel Lazio ed a Roma?

R: Stiamo assistendo allo sviluppo di un focolaio epidemico con casi in aumento di giorno in giorno nel Lazio, in particolare nel territorio di Anzio, ed anche nella Capitale. Alcuni casi sporadici si sono manifestati anche in Romagna, nelle Marche ed in Lombardia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda precauzioni per chi viene in Italia per turismo o lavoro. L'andamento è quello di una vera e propria epidemia, manifestatasi con i primi casi nel mese di Luglio. Superati nel Lazio i 60 casi accertati di Chikungunya. La maggior parte di questi casi, molti dei quali con sintomi piuttosto acuti, dove il dolore è stato il sintomo principale, sono residenti o hanno soggiornato nel Comune di Anzio, e non si sono mossi dalle loro residenze nei 20 giorni precedenti l'esordio dei sintomi. Il contagio è quindi avvenuto all'interno delle mura delle proprie abitazioni o nei giardini intorno alla propria casa. Sono coinvolte alcune aree dell’Agro Pontino ed alcuni quartieri del Sud Est di Roma. Da qualche giorno sono cominciate le richieste di esami diagnostici nel nostro laboratorio di microbiologia tropicale, ma occorre non farsi prendere dall’ansia. I casi sono ancora ridotti, sporadici e ben localizzati. Ricordo che a fine estate è abbastanza frequente l’insorgenza di febbri causate da virus di tipo “nostrani”. Questo focolaio non deve ingenerare assolutamente il panico, ma comunque la consapevolezza che anche nuove malattie si possono sviluppare nel nostro territorio. E’ comunque importante alle persone che manifestano sintomi sospetti, quali febbre elevata, forti dolori muscolari ed articolari, una dermatite pruriginosa, con una forte stanchezza, escludere il sospetto eseguendo esami di laboratorio mirati e precisi.

Dottore ci spieghi che cosa è la chikungunya?

R: La Chikungunya è una malattia infettiva, virale acuta febbrile, normalmente presente nelle aree tropicali ed equatoriali, e che compare con sempre maggior frequenza negli ambienti tropicalizzati, degli USA, del bacino del mediterraneo, oltre che della Cina, Giappone e Filippine, e dell’Australia. E’ trasmessa attraverso la puntura di zanzare, femmine, infette, del genere Aedes Albopictus e Aegipty, presenti sia in ambiente urbano che in ambiente silvestre e selvaggio. Si manifesta con sintomi simili a quelli di altri virus, quali quelli influenzali, ma con caratteristiche precise ed inequivocabili.

Come si manifesta nelle persone che si contagiano?

R: I pazienti manifestano febbre elevata, oltre 39/40°, cefalea persistente, stanchezza ingravescente e profonda, e soprattutto, una infiammazione delle articolazioni e dei muscoli con importanti dolori che talora lo costringono ad assumere una posizione piegata, contorta, nel tentativo di alleviare la sofferenza (nella lingua africana swahili, “chikungunya” significa "ciò che curva" o "contorce"). Vediamo frequentemente manifestazioni cutanee maculo papulari, pruriginose. Non in Italia, ma nelle aree tropicali mi sono capitati casi, soprattutto in bambini, che assumono caratteristiche di tipo emorragico transitorio quali petecchie, ecchimosi, epistassi, gengivorragie. Comunque questi sintomi sono assai rari. Potendo, raramente, questo virus interferire sul sistema della coagulazione ed in particolare sulle piastrine, è comunque importante non assumere acido acetilsalicilico, ovvero l'aspirina.

Come avviene il contagio?

R: Il serbatoio del virus è l’uomo, portatore del microrganismo, che può essere sano, pauci sintomatico (lievi sintomi) oppure malato. E’ da chiarire bene che la trasmissione del virus non avviene per contatto diretto tra persona e persona, ma sono le zanzare, in particolari Aedes, che, attraverso la puntura, trasmettono la malattia, da uomo ad uomo. Gli artropodi, ed in particolare le zanzare, si contagiano con i virus cibandosi ed ingerendo, piccolissime quantità di sangue infettato dal virus stesso. I virus ingeriti, si moltiplicano nei tessuti della zanzara, ed in particolare nelle “ghiandole salivari”. Al momento della puntura la zanzara infetta inocula i microrganismi nella cute e da questa nel torrente circolatorio delle persone.

Ma queste zanzare tigri, oramai presenti nel nostro territorio costituiscono un vettore veramente efficace?

R: Sicuramente nella Lazio, ed in particolare a Roma, la zanzara tigre oramai prospera e cresce in tutte le riserve di acqua, i tombini, i sottovasi, copertoni, ed altre situazioni che favoriscono il deposito delle uova e la crescita delle larve. D'altra parte, e questo è un dato di fatto, nella nostra regione sono aumentati ormai da anni i soggetti, portatori sani del virus della Chikungunia, provenienti dai paesi dove la malattia è endemica. Infatti il serbatoio della malattia è umano, ed il virus si trasmette da persona portatrice di virus a persona sana. E’ questo il modo con cui si innesca e si trasmette la malattia e si contagia la virosi. Fino ad ora, in Italia, la presenza di soggetti portatori del virus, è stato sporadico e molto limitato, e la possibilità per una zanzara di infettarsi era quasi impossibile. Le punture così dette infettive, erano molto limitate e non consentivano ad un numero adeguato di insetti di infettarsi e trasmettere la malattia virale. Oggi il numero dei portatori, grazie ai continui viaggi ed arrivi dalle aree endemiche, è indubbiamente aumentato e “zanzare Aedes” e portatori di virus convivono e si ritrovano per lunghi periodi nelle stesse aree. La possibilità di innesco della malattia è quindi aumentata rispetto al passato ed è sempre più un evento possibile e probabile. La vita della zanzara Aedes, portatrice del virus della Chikungunya è stimata tra 15 e 30 giorni. Il tempo di replicazione del virus nelle ghiandole salivari della zanzara è di circa 10 giorni. Questi dati confermano la possibilità dello sviluppo di una popolazione di zanzare infette in un ambiente favorevole. Inoltre bisogna tener presente che le uova di Aedes Albopictus possono sopravvivere disseccate per molti mesi, anche in ambienti secchi e freddi. Una volta inoculato il virus dalla zanzara all’uomo, e passata la barriera cutanea e dermica indenne, la viremia, la presenza del virus nel sangue, dura tra i 3 ed i 10 giorni, periodo immediatamente precedente l’inizio dei sintomi, fino al 5 giorno in cui il paziente è sintomatico. Durante questo periodo la zanzara ha possibilità di contagiarsi ed innescare nuovamente il processo

Ha parlato di serbatoio umano. Ma da dove provengono i portatori sani di questa malattia?

R: La chikungunya è una malattia virale trasmessa da vettori, che è stata descritta per la prima volta nel 1952 durante un’epidemia verificatasi in Tanzania meridionale e nelle savane al confine con il Kenia ed in diversi villaggi sulle coste del lago Vittoria e nell’entroterra del paese. Le prime segnalazione cliniche di febbri “spaccaossa” risalgono al 1779, in Indonesia dove venne descritta un’epidemia di febbri dolorose forse attribuibile allo stesso agente virale. Dagli anni ‘50 diverse epidemie di chikungunya si sono verificate in Asia ed Africa. A partire dal 2005, sono stati riportati ampi focolai nell’area dell’Oceano Indiano (India, Malaysia, La Reunion, Madagascar, Indonesia, Mauritius, Mayotte, Seychelles). In tutte queste aree, comprese le isole dell’Oceano Indiano, il virus trova il suo habitat ideale. In molte aree orientali africane e da qualche anno in molti paesi dell’America Latina, questa malattia coesiste con la dengue ed i sintomi delle due malattie si sovrappongono. Molto spesso non è facile fare la diagnosi differenziale fra le due malattie. L’incidenza di “chikungunya” è sicuramente sottostimata sia per i casi lievi e pauci sintomatici che si presentano e non vengono diagnosticati, sia per la diffusione mediante l’alta percentuale di portatori sani del virus. A fine 2013 la prima epidemia di Chikungunja, riportata in America Latina, in alcune isole Caraibiche. Dalla fine del 2014 oltre un milione di casi sono stati riportati in diversi paesi Caraibici, dell’America Centrale e del Sud. Il virus continua a circolare e sono spesso coinvolti anche viaggiatori che provengono da aree temperate. Poi dall'inizio del 2000 anche nei paesi del bacino del mediterraneo si sono manifestati i primi casi di malattia.

Cosa ci dice della diagnosi e della terapia?

R: Non esistono trattamenti specifici antivirali contro questi tipi di virus della febbre chikungunya, perciò soprattutto per alleviare i dolori articolari (anti-piretici ed anti-infiammatori ad eccezione dell’acido acetil-salicilico). Il riposo a letto è fondamentale e la reintegrazione dei liquidi tramite infusione è determinante per accelerare i processi di guarigione, o quanto meno di miglioramento dei sintomi. Le persone affette da febbre chikungunya dovrebbero essere protette dalle punture degli insetti, mediante applicazione di repellenti sulla cute, uso di zanzariere e di insetticidi negli ambienti in cui soggiornano, per evitare che possano propagare l’infezione. Non esiste un vaccino per prevenire la chikungunya.
Oggi, al contrario di qualche tempo fa è possibile fare diagnosi di questa virosi con alcuni Kit diffusi in diversi laboratori. Attraverso esami sierologici quali l’inibizione dell’emoagglutinazione (HI) e la neutralizzazione è possibile misurare il titolo anticorpale, ed oggi si differenziano bene gli anticorpi di tipo IgG da quelli di tipo IgM (indice di una infezione recente). Le tecniche come l’ELISA o l’Immunofluorescenza (IFA) consentono di distinguere le classi di anticorpi e di definire un profilo anticorpale sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Attraverso metodi molecolari in Real time PCR, RT-PCR, è possibile evidenziare sul sangue del paziente la presenza di acido nucleico virale.

Come possiamo prevenire la Chikungunya ed evitare i contagi?

R: Per ridurre il rischio di contrarre la “febbre da virus chikungunya”, sia i viaggiatori, ma anche la popolazione che vive in aree del mediterraneo, divenute a rischio malattia per la presenza di insetti vettori e di serbatoi umani, occorre ridurre l’esposizione alle punture di insetti, applicando, per quanto possibile, tutte le misure comportamentali comunemente indicate in questi casi. L’attività degli insetti vettori del genere Aedes è generalmente presente durante tutto il giorno, ma più intensa nella fascia oraria pomeridiana e verso l’alba. Può essere opportuno: 

• indossare abiti di colore chiaro (i colori scuri ed accesi attirano gli insetti), con maniche lunghe e pantaloni lunghi, che coprano la maggior parte del corpo; e passare spray sui vestiti;

• evitare l’uso di profumi che possono attirare gli insetti;

• alloggiare in stanze dotate di impianto di condizionamento d’aria o in mancanza di questo, di zanzariere alle finestre, curando che queste siano tenute in ordine e siano chiuse;

• usare zanzariere sopra il letto, rimboccandone i margini sotto il materasso, verificandone le condizioni e controllando che non ci siano zanzare all’interno di esse. E’ utile impregnare le zanzariere con insetticidi a base di permetrina;

• utilizzare gli zampironi, presenti in commercio oppure spruzzare insetticidi a base di piretro o di permetrina nelle stanze di soggiorno o utilizzare diffusori di insetticida operanti a corrente elettrica

Un consiglio particolare dopo aver conosciuto in oriente un prodotto molto efficace ed utilizzato proprio sulle zanzare Aedes dalla popolazione locale:
OLIO DI “NEEM COMPOSITUM”, nella formulazione umana a base di “azadiracta indica” e “corymbia citrodora” per la protezione dalla puntura delle zanzare. E’ un prodotto multiuso, naturale, sicuro, efficace, da utilizzare anche sui neonati, bambini, donne in gravidanza, soggetti iper reattivi, estratto dal frutto dell'albero di NEEM, utilizzabile anche in coloro che desiderano evitare prodotti chimici. Ha mostrato grande efficacia come repellente dalle punture degli insetti in generale, ed in modo particolare nei confronti delle punture delle zanzare. Questo prodotto è efficace anche nei confronti delle zecche. Nella formulazione per i viaggiatori questo olio, con l' aggiunta di “essenze” quali “corymbria citrodora”, che ne potenzia l'efficacia e che ne migliora la fragranza e l'odore, possiede un utilizzo “multiplo”, nei confronti di parassiti e microbi, ed anche nelle ustioni.

Gli interventi fondamentali da attuare nell’ambiente, per impedire il diffondersi della malattia, sono una disinfestazione capillare e continua su grandi territori. E’ compito delle autorità comunali e regionali disinfestare e controllare la crescita e la diffusione degli insetti. Ma non basta. Ognuno di noi deve controllare i propri balconi, le piccole riserve di acqua, gli scoli dei condizionatori, accanto alle proprie abitazioni. Ognuno di noi è artefice della propria disinfestazione. Il controllo e l’attenzione al proprio territorio ma anche alle zone dove normalmente camminiamo, è la chiave per il controllo della presenza delle zanzare e per evitare la diffusione del virus nelle nostre città. Un virus comunque è fortemente debilitante e per questo pericoloso in particolare nei piccoli bambini, anziani e persone malate e defedate.

Grazie dottore per questa illustrazione di questo argomento così puntuale, che deriva anche dalla sua esperienza nel campo. Per concludere ci conferma che sul territorio il controllo e l’attività preventiva e curativa delle strutture sanitarie delegate è in grado di contrastare la malattia.

R: Il lavoro di disinfestazione e di controllo degli insetti vettori, messo in atto dal Comune e dalle Autorità Regionali, ed anche il controllo e l’assistenza ai malati, attuati da centri specializzati di livello eccellente, ad iniziare dall’IMNI Spallanzani, ed altre strutture ospedaliere e cliniche garantiscono la risoluzione rapida del problema clinico manifestatosi. Nel nostro piccolo, anche noi della Travel Clinic CESMET, contribuiamo a dare apporti sia al riconoscimento della malattia mediante la diagnosi di laboratorio sia alla cura del malato, nelle sue forme evidenti ed acute.



Autore: AGR - Redazione - E. BIANCIARDI

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