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Universita’ Europea di Roma: Cerimonia di inaugurazione del nuovo anno Accademico 2019/2020

printDi :: 20 febbraio 2020 18:24
Universita’ Europea di Roma, Inaugurazione Anno Accademico 2019 - 2020

Universita’ Europea di Roma, Inaugurazione Anno Accademico 2019 - 2020

(AGR) Roma,  “Nella costruzione del futuro di un paese, giocano un ruolo fondamentale le Università come luoghi dove si guarda al futuro con serenità e fiducia, e con il desiderio di dare ognuno il meglio di sé per poter formare una comunità umana dove possa regnare la giustizia e la pace ad ampio raggio: pace tra i popoli, pace con il creato, pace con sé stessi. Le Università, pur in un mondo così mutevole, continuano ad essere luogo privilegiato di metabolizzazione delle grandi sfide del futuro e dove, in un certo senso, si possono anticipare le soluzioni.

Ma per realizzare questo compito, sono necessari un atteggiamento fondamentale di fiducia - che talvolta si deve recuperare superando le paure - e un alto senso di responsabilità condivisa, perché tutti siamo chiamati a dare una risposta libera, consapevole e fattiva di un impegno sereno e sincero, nelle proprie capacità e competenze, per costruire una società più umana, dove sia possibile, malgrado i diversi problemi strutturali e congiunturali, guardare al futuro con speranza.“ Ha dichiarato il Magnifico Rettore Prof. Padre Pedro Barrajón, L.C. .

“In particolare, con il suo fondamentale supporto, la Congregazione ha finalmente reso possibile, nel settembre 2019, l’inaugurazione ed il lancio ufficiale della Residenza UER, nell’ottica di un progetto più ampio di potenziamento dei servizi del Campus Universitario, a beneficio soprattutto degli studenti fuori sede.

La Residenza UER, che si trova a pochi passi dall’Università ed è immersa in ampi spazi verdi, è in grado di ospitare fino a cento studenti fuori sede, offrendo loro non solo i più moderni servizi e tutte le comodità, ma anche seminari e programmi di formazione ed accompagnamento personale, grazie ad un’equipe di formatori sempre disponibili.

La Residenza UER diventa così, anche un ambito privilegiato per la formazione integrale degli studenti che vi risiedono, in piena continuità con il progetto di formazione integrale del nostro Ateneo. Diventare protagonisti del bene comune è uno dei compiti che i singoli e le istituzioni dovrebbero proporsi per vincere ciò che potrebbe essere una delle grandi tentazioni di oggi: l’indifferenza. Per questo è quanto mai necessario continuare lo sforzo di coltivare il senso di una comunità universitaria che guarda il futuro con fiducia, con una forte consapevolezza delle radici e una realistica percezione del presente[1]. In questo senso anche noi, come Università Europea, cerchiamo di continuare la nostra strada facendo memoria grata del passato, vivendo con passione il presente e aprendoci con fiducia al futuro[2]. Siamo consapevoli che in questo cammino, sorretti da grandi ideali formativi e con la forza di una comunità vivente di docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo, potremmo dare il nostro contributo al bene comune, non solo come osservatori attenti, ma, soprattutto, come protagonisti della costruzione di un futuro che, se ci presenta grandi sfide, ci offre anche la possibilità di grandi realizzazioni.”

Queste le parole del Magnifico Rettore durante il discorso di inaugurazione del nuovo A.A. 2019/2020 dell’Università Europea di Roma avente per tema I Giovani nell’Era Digitale.

Il bilancio tratteggiato dal Rettore è d’altronde molto positivo: nel 2019 Università Europea di Roma ha superato i 1.500 studenti, crescendo del 25% nell’ultimo anno e posizionandosi prima a Roma tra le piccole università non statali nella classifica Censis 2019 della Università Italiane.

È quindi intervenuto Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, S.E.R. Mons. Rino Fisichella che ha dichiarato: “La cultura digitale si presenta con alcune caratteristiche che meritano di essere analizzate. A differenza del processo culturale come conosciuto sinora,  la cultura digitale  si afferma come un fenomeno globale e globalizzante. Si introduce l’hic et nunc dell’immediato; il linguaggio appare più sintetico, disintermediato, essenziale, spesso riassunto in un’immagine che esprime l’emozione del momento ed è compreso intuitivamente.

La tecnologia digitale aiuta la memoria, permette l’archiviazione dei dati aiutando la vita sociale e personale. Assistiamo così ad un vera e propria trasformazione antropologica. Per la Chiesa si apre una nuova fase di evangelizzazione, ed è una sfida da non perdere. La vera domanda non è come utilizzare le nuove tecnologie per la formazione, ma come diventare presenza formativa nel continente digitale.

Quanto mai attuale e dibattuto, per quanto non regolamentato, il mondo di Internet si impone nelle vite dei giovani. Diversi i punti di vista esposti dai relatori all’evento che hanno generato un interessante e costruttivo dibatto; il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro- Internazionale ha affermato: “L’uomo sta oggi vivendo la rivoluzione digitale strettamente connessa al progresso tecnologico, alla comparsa di internet, della connessione globale, nonché all’espansione vertiginosa della robotica e dell’intelligenza artificiale.

Di fronte a tale sfida, che sta provocando un mutamento persino antropologico e che interessa trasversalmente ogni settore - provocando comprensibili timori ed incertezze così come accaduto in occasione dei precedenti mutamenti epocali che hanno coinvolto il nostro mondo - ritengo che occorra essere fondamentalmente ottimisti nelle capacità dell’uomo di adattarsi e di governare il fenomeno in questione.

Un fenomeno che  trae da esso tutte le opportunità di maggior benessere e di sviluppo che senza dubbio  offre, pur tenendo sempre fissi due  principi inderogabili : la tutela della dignità e l’integrità dell’uomo, intese nel senso più completo e profondo.

Per affrontare con determinazione e responsabilità questa sfida cruciale, occorre partire dalla formazione e dalla competenza e, per questo, sono convinto che sia imprescindibile garantire il massimo dell’impegno, ad ogni livello, pubblico e privato, nell’obiettivo di offrire alle nuove generazioni gli strumenti culturali e formativi necessari per gareggiare su questo difficile terreno.

Nel fornire alle nuove generazioni gli opportuni strumenti conoscitivi, professionali, scientifici  e culturali, resta a mio giudizio fermo ed imprescindibile che la dimensione etica e spirituale dell’uomo – il quale deve rimanere sempre e comunque il soggetto che governa, in piena autonomia dalla macchina, i processi di elaborazione tecnologica, nonché quelli di applicazione nei diversi ambiti – non devono essere in alcun modo  trascurati, né dati per scontati, bensì debbono costituire il criterio indefettibile e non negoziabile di ogni percorso formativo.

La Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale  - che ho l’onore di presiedere - ha già aperto la strada in questa direzione, creando, su mia precisa iniziativa e per i motivi sopra esposti, il primo Master in Italia in Intelligenza Artificiale, profili giuridici ed etico-antropologici proprio in collaborazione con questa Università, che spicca nel panorama nazionale per le brillanti intuizioni di carattere didattico e scientifico che le sono proprie nonché per le peculiari sensibilità sociali che la caratterizzano rispetto ad altri Atenei”.

Il Prof. Benedetto Farina, medico e psichiatra, Ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Europea di Roma, ha concluso la cerimonia presentando una relazione sull’impatto della rivoluzione digitale: “Ad oggi internet è diventata l’infrastruttura su cui poggia tutto ciò che fa circa il 60% della popolazione mondiale e oltre il 90% di quella italiana. Ciò sta modificando il modo di vivere, di ragionare e di stare con gli altri. Agli indiscutibili vantaggi di questa rivoluzione digitale si accompagnano cambiamenti delle funzioni cognitive ancora più profondi di quelli determinati dall’uso della televisione, dipendenza da uso di internet e dei social media, stravolgimenti nella socialità e nello sviluppo affettivo tra le generazioni più giovani.

Tuttavia, uno dei problemi più preoccupanti dell’era digitale è, come segnalano gli studiosi del fenomeno, lo sviluppo di un sistema di sapere “fai-da-te” in cui si è indebolita, talvolta fino quasi a sparire, qualsiasi forma di mediazione culturale, quella esercitata dagli insegnanti, professori, dagli editori, dai giornalisti, dagli studiosi. E con ciò si assiste alla perdita della capacità di selezionare l’autorevolezza delle fonti di informazione e l’illusione di poter autodeterminare i processi di conoscenza. In questo senso il rischio è l’estinzione dell’idea stessa di competenza e di qualsiasi divisione tra professionisti e profani.

Come studiosi e professori universitari abbiamo la possibilità, e dunque la responsabilità e il dovere, di armonizzare la diffusione del digitale tra i giovani cercando di promuovere capacità cognitive e culturali che possano contrastare il rischio di una “era dell’incompetenza.” 

Universita’ Europea di Roma

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