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Addio a Vincenzo Desario, un servitore dello Stato

Vincenzo Desario si era stabilito ad Ostia da cinquant'anni, lascia la moglie Luciana e tre figli Michele, Gabriele e Davide. Ha sempre preferito lavorare in silenzio, fuori dai clamori della vita ufficiale. E' stato un grande economista

printDi :: 29 novembre 2020 19:32
Addio a Vincenzo Desario, un servitore dello Stato

(AGR) Di Ernesto Vetrano

Il 2020 porta via anche Vincenzo Desario, 87 anni, per cinquant’anni in Banca d’Italia, deceduto oggi a Casalpalocco, in una stanza dell’ICC. Desario era un uomo deciso, di poche parole e soprattutto un servitore dello Stato. Un uomo che ha preferito lavorare in silenzio, fuori dai clamori ed operava sempre con efficacia, faceva e sapeva fare il suo dovere. Si era stabilito ad Ostia da cinquant’anni, ma la sua presenza era quasi sussurata, non amava i clamori della vita ufficiale, amava la sua famiglia. E’ stato uno dei più grandi economisti italiani Vincenzo Desario e non lo dava certo ad intendere. La sua morte è giunta all’improvviso, in mattinata il suo cuore ha cessato di battere, era ricoverato presso l'ICC di Casalpalocco.  Sposato con Luciana Modonesi, Vincenzo Desario ha avuto tre figli: Michele, Gabriella e Davide. Vincenzo Desario, l’ho conosciuto prima sui libri che leggevo negli anni ottanta, da studente di economia, che raccontavano le cronache nere della finanza italiana di quegli anni: Sindona, il Banco Ambrosiano, lo scandalo Italcasse.  

Tutte vicende nelle quali, in qualità di super ispettore della Vigilanza della Banca d’Italia, svolgendo la sua funzione di Servitore dello Stato, aveva potuto permettere di svelare le attività irregolari che questi istituti di credito avevano posto in essere. Poi ho conosciuto Davide, il suo ultimo figlio, con cui sono amico ed un giorno, mentre lo andavo a trovare alla redazione del Il Messaggero, dove svolgeva l’incarico di caporedattore responsabile della versione web del giornale, notai un distinto signore con lo sguardo apparentemente duro, che passeggiava avanti ed indietro dinnanzi il portone della sede del quotidiano di via del Tritone.

Quella figura mi incuriosì parecchio per la somiglianza che aveva con l’amico che stavo andando a trovare. Mi avvicinai e gli chiesi: “ma lei è il papà di Davide, Vincenzo Desario?”. Mi sorrise, e mi rispose con un sì, forse più compiaciuto del fatto che lo avessi riconosciuto come papà che come personaggio pubblico. Non mi lasciai scappare l’occasione di ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto nello svolgimento dei suoi incarichi al servizio del nostro Paese e in quel momento venne fuori, credo, la sua vera natura, perché si mostrò veramente imbarazzato per le mie parole di elogio. Ecco chi era Vincenzo Desario, un uomo di grande valore che ha servito l’Italia con un grande senso di umiltà, esempio non solo per i suoi figli e i suoi nipoti ma anche per tutti noi…

La redazione di AGR porge le condoglianze alla famiglia ed all’amico Davide.

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