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Di E. G.: Redazione AGR Roma :: 31 ottobre 2023 13:00
Tumori, nel Lazio ogni anno si registrano 31 mila nuovi casi

(AGR) Oblio, riconoscimento dello status di portatore di rischio oncologico e garanzia di un percorso guidato per gli esiti di un trattamento. Sono questi i tre diritti ritenuti fondamentali dai pazienti oncologici residenti, o in cura, nella Regione Lazio che ribadiscono con forza la necessità di vivere una condizione di cittadino alla pari. E’ quanto emerso ieri a Roma durante l’evento AIOM incontra i pazienti, I salotti dell’oncologia che si svolge presso il Teatro Sala Umberto. E’ stato organizzato dal Direttivo Regionale AIOM Lazio (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e si articola in un confronto tra la componente medica (appartenente a grandi istituzioni e ospedali) e la società civile (associazioni di pazienti e media). L’obiettivo è stato valutare insieme quali siano i punti più interessanti e “caldi” da affrontare per migliorare l’accesso all’assistenza e la presa in carico dei malati colpiti da neoplasia. “Nella nostra Regione ogni anno si registrano 31mila nuovi casi di tumore – ha sottolineato la dott.ssa Alessandra Fabi, Coordinatore AIOM Lazio e Responsabile UOSD Medicina di precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” -.
In Italia si calcola che un paziente oncologico su quattro guarisce dalla malattia. “L’AIOM nazionale sta già lavorando da tempo, al fianco delle associazioni, per sostenere il diritto all’oblio oncologico – ha proseguito Fabi -. Si stanno ottenendo risultati estremamente importanti soprattutto a livello di riconoscimento legislativo. Tuttavia resta ancora molta strada da percorre perché il cancro sia effettivamente considerata una patologia non per forza mortale. Al tempo stesso andrebbero tutelati anche i portatori di rischio oncologico come le persone che presentano mutazioni associate a neoplasie che possono insorgere in diverse parti del corpo. Le più note sono quelle dei geni BRCA1 e BRCA2 che possono essere individuati grazie a test genetici che devono essere garantiti”. “E’ necessaria inoltre un’assistenza integrata che stabilisca per tutti i pazienti percorsi omogenei di diagnosi e terapia – ha sostenuto la dott.ssa Agnese Fabbri, Responsabile Centro Breast Unit della ASL di Viterbo -.
Esemplare in questo senso è il tumore del seno che viene affrontato all’intero delle Breast Unit e quindi con un approccio multidisciplinare”. “E’ una malattia che può ripresentarsi anche a distanza di anni e il follow risulta di fondamentale importanza – ha aggiunto la dott.ssa Antonella Savarese, Dirigente Medico presso Istituti Fisioterapici Ospitalieri – Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” -.
Il paziente va accompagnato, anche a livello psicologico, nella delicata fase che fa seguito alla somministrazione delle terapie”. “Per incentivare una cura che sia realmente a 360 gradi sono indispensabili maggiori scambi d’informazioni e collaborazioni tra medici e pazienti – ha concluso la dott.ssa Fabi -. Ed è proprio questo il senso dell’evento di oggi, che abbiamo promosso come sezione regionale della nostra Società Scientifica”.
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