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Di E. B.: Redazione AGR :: 27 ottobre 2026 13:18
Tumore ovarico, richiesto un fondo nazionale per garantire il test per terapie mirate

(AGR) Per accedere alle nuove terapie di precisione contro il tumore ovarico non basta che la terapia sia approvata e rimborsata: serve rendere disponibile il test che individua le pazienti eleggibili. Due le priorità al centro del confronto: garantire un meccanismo di rimborso dedicato al test del recettore alfa del folato (FRα/FOLR1), oggi mancante, e promuoverne l’esecuzione già alla diagnosi, per avere il risultato già disponibile e pronto al momento della scelta terapeutica.
Su questi due nodi, e sulle proposte per affrontarli, si è concentrata la conferenza stampa “Tumore ovarico platino-resistente: il tempo della diagnosi è tempo di cura”, svoltasi nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica su iniziativa della Senatrice Elena Murelli, con rappresentanti istituzionali, delle associazioni di pazienti ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia e clinici. Al centro del confronto il position paper delle associazioni e lo studio annunciato da ALTEMS.
Dopo anni con possibilità terapeutiche limitate, oggi l'oncologia di precisione offre nuove opportunità, per accedere alle quali è indispensabile il test FRα/FOLR1. Pur essendo il farmaco approvato e rimborsato, il test non è ancora incluso nei LEA e non dispone di un meccanismo nazionale uniforme di finanziamento. Ne derivano differenze tra Regioni e tra centri oncologici, con il rischio che l’accesso alla cura dipenda dal territorio di residenza.
“La medicina di precisione sta cambiando radicalmente le prospettive di cura in oncologia e si fonda sulla possibilità di dare al paziente giusto la giusta terapia – sottolinea Carmine Pinto, Head Medical Oncology Clinical Centre dell'IRCCS AUSL Reggio Emilia – Bisogna dunque garantire l'accesso al test, prevedere un allineamento diretto tra i percorsi di approvazione e rimborso della terapia e quelli della diagnostica corrispondente. Nel carcinoma ovarico platino-resistente la tempestività è particolarmente importante: avere già disponibile il risultato del biomarcatore può contribuire a evitare ritardi in una fase nella quale le decisioni terapeutiche devono essere rapide”.
L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI - Il position paper presentato da ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia richiama proprio la necessità di superare le attuali disuguaglianze territoriali nell'accesso al test con il suo inserimento nei LEA e un percorso diagnostico standardizzato su tutto il territorio nazionale. In attesa di questo passo, la proposta riguarda un fondo nazionale transitorio che permetta alle strutture sanitarie di eseguire il test.
“Il nostro obiettivo è garantire che nessuna donna perda un’opportunità di cura perché il test necessario non viene eseguito tempestivamente o non è disponibile – sottolineano Sandra Balboni, Presidente di LOTO, Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia e Maria Teresa Cafasso, Presidente di ALTo –. Auspichiamo che il test FRα/FOLR1 sia incluso nei LEA e integrato stabilmente nei percorsi di cura, affinché sia garantito in modo gratuito, tempestivo e uniforme su tutto il territorio nazionale. Individuare le pazienti che possono beneficiare delle terapie mirate è un passaggio essenziale per offrire a ciascuna la cura più appropriata, anche in una fase particolarmente complessa della malattia”.
I BENEFICI ECONOMICI E ORGANIZZATIVI DEL TEST – La seconda richiesta è un percorso diagnostico standardizzato, con il test eseguito già alla diagnosi. L’obiettivo non è anticipare la terapia, ma avere l’informazione già disponibile quando necessario per valutare l'accesso alle nuove terapie. Su questo fronte verte lo studio presentato da Eugenio Di Brino, Co-founder & Partner di ALTEMS Advisory, spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le prime valutazioni indicano importanti vantaggi: il test anticipato consentirebbe un notevole riduzione dei costi complessivi annui del percorso di testing, contribuendo ad alleggerire il carico del percorso diagnostico per la paziente, secondo le valutazioni preliminari approfondite dallo studio ALTEMS. Sul fronte organizzativo, un primo dato ne evidenzia il potenziale: il tempo richiesto al personale per l’esecuzione del test si ridurrebbe di oltre il 45%.
L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI - “L'oncologia di precisione sta cambiando profondamente il trattamento dei tumori – ha sottolineato la Senatrice Elena Murelli, membro della 10a Commissione del Senato, Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale – Dobbiamo garantire che l'innovazione diagnostica proceda insieme a quella terapeutica. Anticipare un test quando questo può semplificare il percorso di cura significa offrire risposte più tempestive alle pazienti, migliorare l'appropriatezza delle scelte cliniche e utilizzare in modo più efficiente le risorse del Servizio sanitario nazionale”.
“L'accesso ai test diagnostici necessari per aprire a nuove opportunità di cura è un tema sul quale le istituzioni devono assumere impegni concreti – ha evidenziato l’On. Simona Loizzo, componente della XII Commissione, Affari sociali, della Camera dei deputati – Non possiamo accettare che una paziente abbia a disposizione una cura innovativa, ma incontri ostacoli nell'esecuzione dell'esame che consente di stabilire se può beneficiarne. Ci impegneremo affinché il tema del finanziamento del test per il recettore alfa dei folati trovi soluzione, con l'obiettivo di individuare una soluzione nazionale capace di superare le attuali disparità e garantire pari opportunità di accesso alle cure”.
IL CONFRONTO AL SENATO TRA ISTITUZIONI, CLINICI E PAZIENTI – La conferenza stampa si è aperta con i saluti della Sen. Elena Murelli. Con la moderazione del giornalista scientifico Daniel Della Seta, sono intervenuti Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento Programmazione del Ministro della Salute; l’On. Simona Loizzo e l’On. Ilenia Malavasi, Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati; Sandra Balboni, Presidente Loto; Ilaria Bellet, Presidente ACTO; Maria Teresa Cafasso, Presidente ALTO; Eugenio Di Brino, Co-founder e Partner di Altems Advisory; Anna Fagotti, Direttore UOC Ginecologia Oncologica, Policlinico A. Gemelli IRCCS, Roma; Carmine Pinto, Head Medical Oncology Clinical Centre dell'IRCCS AUSL Reggio Emilia; Gian Franco Zannoni, Direttore UOC Anatomia Patologica Generale e Professore ordinario di Anatomia patologica all'Università Cattolica di Roma.
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