AGR Agenzia di Stampa

30 ottobre 2026 17:15

Tragedia in Bosnia: l’estremo sacrificio dei quattro militari per la pace

(AGR) ROMA / VITERBO – Ci sono compiti silenziosi, quasi invisibili agli occhi dell'opinione pubblica, che portano con sé il peso e la responsabilità della vita altrui. L'estremo sacrificio del Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo e del Sergente Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, unito a quello dei Sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi dell'Aviazione dell'Esercito (AVES), in forza al 1° Reggimento “Antares” di Viterbo, descrive perfettamente l'essenza profonda delle missioni internazionali di pace. I quattro militari hanno perso la vita nel tragico schianto dell'elicottero CH-47 Chinook in Bosnia-Erzegovina, lasciando un vuoto incolmabile e undici commilitoni feriti, tra cui il Ten. Col. Medico CRI Flavio Favari.

Per comprendere la ragione di questo drammatico tributo di sangue, occorre guardare oltre la cronaca dell'incidente e concentrarsi sul perché questi uomini e queste donne si trovassero nel teatro operativo balcanico. Inquadrati nel Contingente Italiano nell'ambito della storica missione dell'Unione Europea "EUFOR Althea" – attiva dal 2004 e attualmente guidata proprio dal comando italiano –, i militari caduti avevano il compito vitale di garantire l’assistenza medica avanzata e l’evacuazione sanitaria d'urgenza. All'interno di una forza multinazionale, l'unità medica rappresenta il cuore pulsante della sicurezza: è quella componente strategica che permette a tutti gli altri soldati di operare sul campo con la certezza matematica che, in caso di ferimento o imprevisto, qualcuno sarà pronto a sfidare qualsiasi pericolo per prestare loro soccorso e strapparli alla morte.

 
Un impegno che, nel caso del Corpo Militare della Croce Rossa, poggia interamente sulla nobile scelta del volontariato. Chi indossa questa uniforme, ausiliaria delle Forze Armate, decide di donare il proprio tempo libero, le proprie competenze professionali e persino i propri giorni di ferie sull'altare di uno spiccato senso dello Stato e delle Istituzioni. Quest’anno, mentre ricorre il 160° Anniversario della costituzione del Corpo, il Medagliere si arricchisce di due nomi che incarnano un limpido spirito di servizio: il Tenente Zecchillo, stimato e instancabile infermiere, e la giovanissima Laura Procacci, arruolatasi nel 2025 con un entusiasmo travolgente. Laura, appena laureata in Medicina e alla sua prima missione all'estero, guardava al futuro con la speranza di diventare presto Ufficiale Medico.

Quarant'anni di differenza dividevano l'esperienza di Zecchillo dalla giovinezza della Procacci, ma entrambi erano uniti dallo stesso Giuramento di Fedeltà alla Repubblica e dalla stessa fascia della Croce Rossa sul braccio. Insieme ai colleghi dell'Antares di Viterbo, hanno onorato la bandiera italiana fino all'estremo sacrificio, dimostrando al mondo che la pace non si costruisce con le parole, ma con il rischio quotidiano, la disciplina e la dedizione assoluta verso il prossimo.

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