AGR Agenzia di Stampa

Di :: 05 luglio 2026 17:00

Sclerosi multipla, biomarcatori e nuove tecnologie aprono la strada a terapie sempre più personalizzate

(AGR) ROMA – La ricerca scientifica apre una nuova fase nella lotta contro la sclerosi multipla, puntando sempre più su una medicina di precisione capace di personalizzare le terapie in base alle caratteristiche di ogni paziente. A delineare questo nuovo approccio è una revisione sistematica pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Reviews Neurology, realizzata dal Consorzio europeo MAGNIMS (Magnetic Resonance Imaging in MS) e coordinata dall'Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma.

Lo studio rappresenta un importante passo avanti nella definizione dei criteri prognostici della malattia, proponendo un modello multidimensionale che supera i tradizionali parametri basati esclusivamente sul numero delle lesioni cerebrali.

 
Il ruolo del San Camillo e del Santa Lucia IRCCS

La ricerca vede il San Camillo-Forlanini nel ruolo di centro capofila, con il Dr. Luca Prosperini primo autore e il Prof. Claudio Gasperini autore senior e corrispondente, confermando il ruolo di riferimento internazionale dell'ospedale romano nello studio della sclerosi multipla.

Determinante anche il contributo del Prof. Luca Battistini del Santa Lucia IRCCS, che ha approfondito il ruolo dei biomarcatori, strumenti destinati a diventare sempre più centrali nella valutazione dell'evoluzione della patologia e nella scelta delle strategie terapeutiche.

Un nuovo modello per prevedere l'evoluzione della malattia

La revisione scientifica propone di valutare la prognosi della sclerosi multipla attraverso tre dimensioni fondamentali.

La prima riguarda l'entità complessiva del danno neurologico, misurata attraverso la storia clinica del paziente, la frequenza delle ricadute, la progressione della disabilità, gli esami di risonanza magnetica e i biomarcatori presenti nel sangue, tra cui i neurofilamenti a catena leggera.

La seconda dimensione considera la localizzazione delle lesioni. Non tutte, infatti, hanno lo stesso peso prognostico: quelle localizzate nel midollo spinale, nel tronco encefalico, nel cervelletto o nelle aree corticali possono incidere maggiormente sull'evoluzione della malattia.

La terza componente riguarda invece la capacità individuale del cervello di compensare il danno neurologico, influenzata da fattori quali età, riserva cognitiva, eventuali patologie concomitanti e stile di vita.

La "riserva cerebrale" cambia la prospettiva terapeutica

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda proprio il concetto di "riserva".

Secondo i ricercatori, il danno provocato dalla sclerosi multipla non determina da solo il grado di disabilità. Il sistema nervoso possiede infatti una capacità di adattamento che può essere rafforzata nel corso della vita.

Livelli di istruzione più elevati, un'intensa attività intellettuale e una costante stimolazione cognitiva risultano associati a una progressione più lenta della malattia.

Anche l'attività fisica regolare, praticata sia prima sia dopo la diagnosi, contribuisce a migliorare l'andamento clinico, mentre adeguati livelli di vitamina D sembrano correlati a una minore attività infiammatoria e a migliori performance cognitive e motorie.

Completano il quadro l'importanza di uno stile di vita sano, con l'abbandono del fumo, il controllo del peso corporeo e una corretta alimentazione, elementi che possono ridurre fatica, dolore, depressione e deficit cognitivi.

Biomarcatori e tecnologie digitali per una medicina di precisione

La review evidenzia inoltre il crescente valore dei biomarcatori presenti nel sangue e nel liquido cerebrospinale.

Tra questi, i neurofilamenti a catena leggera rappresentano oggi uno degli strumenti più promettenti per monitorare l'attività della malattia e valutare la risposta ai trattamenti. Altri marcatori, come GFAP, CXCL13 e CHIT1, potrebbero consentire in futuro di distinguere con maggiore precisione le componenti infiammatorie, neurodegenerative e quelle clinicamente silenti della patologia.

Accanto ai biomarcatori, un ruolo sempre più rilevante è destinato ad essere svolto dalle tecnologie digitali. Dispositivi indossabili, sistemi di monitoraggio della deambulazione, analisi della mobilità quotidiana, test neuropsicologici e strumenti diagnostici come l'OCT per lo studio della retina permettono infatti di individuare segnali precoci della malattia prima che diventino evidenti durante la visita neurologica tradizionale.

Verso cure sempre più personalizzate

Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: la sclerosi multipla deve essere interpretata come un processo biologico dinamico, nel quale infiammazione, neurodegenerazione e capacità di compenso evolvono contemporaneamente nel tempo.

L'obiettivo della ricerca è superare definitivamente un approccio uniforme per arrivare a una medicina realmente personalizzata, capace di prevedere con maggiore accuratezza l'evoluzione della malattia e di individuare fin dalle fasi iniziali il trattamento più efficace per ciascun paziente.

Una prospettiva che potrebbe tradursi, nei prossimi anni, in una migliore qualità della vita per le oltre 145 mila persone che convivono con la sclerosi multipla in Italia.

AGR ASSOCIAZIONE GIORNALISTICA RADIOTELEVISIVA
© 1998 - 2026 AGRonline.it