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Di E. B.: Redazione AGR :: 02 ottobre 2026 15:51
Roma, un presunto debito da 5 mila euro tra cognati affidato ad un terzo per la riscossione, due arresti per tentata estorsione

(AGR) È una sequenza nata da un conto tra cognati del valore di 5.000 euro, successivamente affidato ad un terzo “interlocutore” quale esecutore materiale della pretesa estorsiva, quella ricostruita dagli investigatori della Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma – Dipartimento criminalità diffusa e grave, e sfociata nell’esecuzione di due custodie cautelari in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari a carico di un trentanovenne ed un cinquantunenne romano. Sono ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di tentata estorsione aggravata e danneggiamento.
Secondo quanto ricostruito dagli agenti del VI Distretto Casilino, l’origine della vicenda sarebbe riconducibile ad un debito contratto dalla vittima nei confronti del cognato -il trentanovenne odierno indagato- a fronte di un compenso rivendicato ed asseritamente maturato da quest’ultimo nell’ambito di una precedente collaborazione lavorativa intercorsa tra i due.
Nel mese di novembre 2025, infatti, un uomo, sconosciuto alla vittima, si sarebbe presentato presso la sua abitazione intimandogli di corrispondere la somma di 5.000 reclamata dal cognato e prospettando, nell’eventualità di un ulteriore mancato adempimento, conseguenze pregiudizievoli per lui ed i suoi familiari.
Nel frattempo, il presunto mandante della riscossione sarebbe rimasto estraneo alla scena solo fisicamente. Sarebbe stato il complice a riportarlo virtualmente nel contesto avviando una videochiamata in diretta con la vittima. Dall’altra parte dello schermo, il trentanovenne avrebbe nuovamente reiterato la pretesa di denaro, lasciando trapelare le stesse possibili ritorsioni già evocate.
Di fronte all’ennesimo rifiuto di corrispondere l’importo richiesto, la sequenza si sarebbe evoluta in una fase più concreta quando la terza persona, salita a bordo dell’auto, avrebbe utilizzato il veicolo come un ariete danneggiando il cancello nel tentativo di impattare fisicamente contro la vittima.
L’escalation si sarebbe interrotta solo di fronte alla reazione di quest’ultimo, che, a mero scopo difensivo, avrebbe esploso in aria alcuni colpi con una pistola regolarmente detenuta, costringendo l’uomo alla fuga.
Il giorno successivo, quello stesso veicolo è stato poi ritrovato completamente arso dalle fiamme nel quartiere Borghesiana, a 5 chilometri di distanza dall’abitazione.
Gli investigatori del VI Distretto Casilino hanno quindi iniziato a ricomporre la vicenda incrociando le dichiarazioni della vittima e dei testimoni con ulteriori elementi tecnici acquisiti nel corso delle indagini. In tale contesto, si sarebbero rivelati determinati alcuni messaggi vocali inviati nei giorni successivi sull’utenza della vittima, da parte di un numero a lei sconosciuto e successivamente associato al mandatario dell’azione estorsiva.
Gli accertamenti sull’utenza telefonica ed il successivo riconoscimento fotografico hanno consentito di delineare i rispettivi ruoli e di individuare nel cognato il presunto mandante della richiesta estorsiva e nel cinquantunenne l’esecutore materiale.
Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori del VI Distretto Casilino, coordinati dai PM di Palazzo Clodio, è stato poi accolto nell’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma ha disposto nei loro confronti la misura cautelare della custodia in carcere per i reati di tentata estorsione aggravata e danneggiamento.
Sono stati gli stessi agenti del Distretto a dare esecuzione al provvedimento restrittivo.
Per completezza si precisa che le evidenze informative ed investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.Quanto sopra, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.
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