AGR Agenzia di Stampa

Di :: 30 aprile 2026 14:49

Roma, sgominata la "banda dello scantinato", 4 arresti, liberato tunisino picchiato e segregato per estorsione

(AGR) Un pomeriggio scandito da telefonate, minacce e richieste di denaro e degenerato in una escalation criminale, dai contorni di un vero horror movie, si è consumato nel buio di una cantina trasformata in una prigione improvvisata. È lo scenario ricostruito dai Falchi della Polizia di Stato e dagli investigatori del VI Distretto Casilino, che, al termine di un intervento lampo, hanno arrestato quattro persone ora gravemente indiziate, in concorso tra loro, del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione.

Tutto ha avuto inizio quando un cittadino tunisino si è presentato presso gli uffici di polizia denunciando il sequestro del fratello. Pochi minuti prima, una voce al telefono gli aveva imposto come ultimatum un riscatto di oltre 4000 euro per riaverlo indietro vivo. La richiesta estorsiva era stata accompagnata da ripetute chiamate sempre più insistenti.

 
Sotto la guida degli investigatori, la vittima ha mantenuto il contatto con i sequestratori attivando il vivavoce e permettendo, così, agli agenti di ascoltare in diretta le conversazioni e di guadagnare tempo. In quei pochi istanti, le sue parole spezzate hanno lasciato emergere chiaramente che fosse sotto minaccia, terrorizzato giacché trattenuto contro la sua volontà in un clima di terrore.

Immediatamente gli agenti hanno elaborato un piano per irrompere sul luogo prestabilito per lo scambio.
Quando il fratello della vittima si è avvicinato al punto d’incontro, la scena si è cristallizzata: due uomini, con atteggiamento vigile, si sono avvicinati prendendo le redini della trattativa, mentre, poco più distanti, due complici -un uomo e una donna- monitoravano attentamente la scena.

Quando il quadro è apparso chiaro agli occhi degli investigatori, è scattato il blitz con la successiva messa in sicurezza dei banditi. Durante le fasi concitate, la donna, nel tentativo di dimenarsi, ha provato ad impugnare una pistola con matricola abrasa, nascosta dalla cintura e pronta a far fuoco.

Una volta messo alle strette, il “veterano” della banda ha ceduto, indicando la “cantina dell’orrore” dove era tenuta in ostaggio la vittima: una stanza angusta, fredda e buia, chiusa con un lucchetto.
All’interno sono stati trovati due giovani tunisini, in evidente stato di shock e provati da ore di violenze e minacce.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le vittime erano state prelevate con la forza da un’abitazione nella zona di Ponte Lungo, sotto la minaccia di una pistola e di un coltello, per poi essere caricate su un’auto e portate nella cantina.

Qui, sarebbero state picchiate e intimidite mentre i sequestratori pretendevano denaro, accusandole di un presunto furto.
Al termine dell’operazione, per i quattro sono scattate le manette. La donna dovrà rispondere anche del reato di porto di arma clandestina.Tutti gli arresti sono stati successivamente convalidati dall’Autorità Giudiziaria.
Per completezza si precisa che le evidenze informative ed investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna. Quanto sopra, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.

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