AGR Agenzia di Stampa

Di :: 06 maggio 2026 13:04

Roma, "Casanova" al teatro del Vascello dal 13 al 17 maggio

(AGR) Dopo essersi misurato con Pier Paolo Pasolini in Calderón e Thomas Ligotti in Nottuari, il regista Fabio Condemi torna a collaborare con il LAC portando in scena Casanova, lavoro di cui Fabio Cherstich firma scenografia e drammaturgia dell’immagine, su un testo originale di Fabrizio Sinisi. Ispirato alle memorie autobiografiche del celebre intellettuale veneziano Giacomo Casanova, lo spettacolo si avvale dell’interpretazione di Sandro Lombardi, grande protagonista del panorama teatrale italiano.

Inverno 1798. Nel Castello di Dux, in Boemia, un medico esperto di mesmerismo viene chiamato per visitare un uomo ormai al crepuscolo della vita: Giacomo Casanova, bibliotecario al servizio del Conte di Waldstein da quindici anni, vuole recuperare la memoria perduta. Malandato e amareggiato, Casanova trascorre le sue giornate tra vecchi libri e scontri con i cortigiani che gli parlano in una lingua a lui estranea. 
Durante la seduta mesmerica, lo stato di coscienza alterato spalanca le porte della memoria di Casanova, ma i ricordi che affiorano non sono quelli descritti nei suoi Mémoires: sono visioni, premonizioni, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova, una storia popolata di fantasmi, un viaggio in cui compaiono personaggi del suo passato quali il frate Balbi, la giovane amata Henriette e l’esoterica Marchesa D’Urfé. Ma è davvero la memoria ciò che Casanova cerca? O forse, giunto alla fine del viaggio, l’unico vero sollievo è l’oblio? 
Casanova è una riflessione sulla memoria e sul tempo di un’intera epoca. Filosofo, prestigiatore e truffatore, Giacomo Casanova ha attraversato il Secolo dei Lumi per spegnersi alla fine del Settecento, mentre il mondo si trasforma e inizia la modernità. 

 
Note di drammaturgia Fabrizio Sinsi

Sonata di fantasmi  

Casanova è una meditazione sulla memoria e sul tempo: non solo quelli di Giacomo Casanova, ma di un’epoca intera. Ci sono personaggi osservando i quali si può misurare la transizione di un’epoca storica. Casanova – nato all’inizio del secolo, nel 1725, e morto alle soglie del successivo, nel 1798 – è uno di questi corpi che funzionano come dei campi di battaglia. Pochi più di lui sono stati così profondamente europei, espressioni di una cultura esuberante e libera da confini nazionali; pochi più di lui hanno saputo, quasi loro malgrado, incarnare un secolo. Giacomo Casanova è forse la più perfetta cartina di tornasole del Settecento, un secolo che vive uno dei più grandi stravolgimenti culturali, politici e antropologici che la storia ricordi: la fine dell’aristocrazia e l’ascesa della borghesia; il tramonto dei miti religiosi e l’accelerazione del capitalismo di mercato; l’inizio dell’età dei Lumi e del razionalismo materialista. È il secolo di Kant e della “scomparsa della realtà” a favore della percezione soggettiva del mondo. È il secolo del terremoto di Lisbona, che nel 1755 sconvolse le coscienze di tutta Europa, generando la convinzione che non una sapienza divina governasse il la natura, ma un caso cieco e puramente deterministico.

È il secolo di Voltaire, che infatti compare in scena come uno speaker a commentare gli eventi; è il secolo della tecnologia e delle prime macchine industriali; è il secolo del primo volo a bordo di una mongolfiera, che destò immenso stupore e fece sognare a tanti il sovvertimento delle leggi della natura per mezzo dell’ingegno umano. Infine, è il secolo della Rivoluzione Francese, vero e proprio spartiacque tra due epoche. In tutti questi eventi, Casanova è stato in qualche modo un testimone, una coscienza scomoda, fastidiosa, tormentata – piena espressione del suo tempo e, contemporaneamente, suo elemento rimosso, qualcosa di tenace, disturbante e regressivo che il progresso deve espellere per poter evolvere. Quest’uomo malinconico e rancoroso, rinchiuso come un prigioniero in una piccola biblioteca in Boemia, non è solo una celebre personalità del tempo che fu: è una maschera tragicomica, un paradigma che cambia, un’icona che segna la fine di un mondo e l’inizio di un altro.  

Il teatro, diceva Artaud, è dialogo con i morti. Questo è il centro intorno a cui ruota Casanova: il teatro come rito che mette in comunicazione i vivi e i morti, presente e passato, quello che c’è, quello che non c’è più e persino quello che sarà. Il tempo è irrevocabile e scorre in una sola direzione, ciò che è accaduto una volta non tornerà mai più: questo ricordano continuamente i personaggi che in questa lunga notte vengono a visitare Casanova, come una specie di monito instancabile. Eppure, il rito teatrale permette ciò che nella vita è impossibile: infrangere l’univocità del tempo, invertire il suo flusso, sparigliare le carte dell’irrevocabile. La vita di Giacomo Casanova è sempre stata un inno alla vitalità: avventuriero, amante, giocatore d’azzardo, latitante, soldato di ventura, filosofo itinerante – la sua esistenza è sempre attraversata da un desiderio incontenibile e sfuggente: un’inquietudine, una continua fuga in avanti. Ora, nell’ultimo atto della sua vita, quell’inquietudine diventa emblema di una ribellione disperata contro la mortalità. Questo rappresentano i diversi personaggi di questa sonata di fantasmi: l’affabile e ambiguo mesmerista; il frate Marino Balbi, compagno di cella di Casanova nel suo periodo di detenzione nel carcere dei Piombi; la giovane amata (e poi abbandonata) Henriette; e soprattutto la lunare, esoterica e futuristica Marchesa D’Urfé: tentativi di fermare l’entropia del mondo, di modificare quell’irrevocabilità che fa apparire ogni vita simile a un destino. Ognuno di loro rappresenta un turning-point nella vita di Casanova, un punto interrogativo della sua biografia, come un crocevia rimasto drammaticamente aperto. Come ha scritto una volta Friedrich Nietzsche: si ricorda solo ciò che non ha mai smesso di dolorare. 

Note di regia Fabio Condemi

Fantasmi, memoria, illuminismo 

Inverno 1798: un medico esperto di mesmerismo arriva a Dux, in Boemia, per visitare il vecchio bibliotecario. Quel bibliotecario è Giacomo Casanova, che da quindici anni è al servizio del Conte di Waldstein. Casanova si presenta vecchio e malandato. Sta catalogando dei libri ed è in collera con i cortigiani di Dux che gli parlano in tedesco, lingua che non conosce. L’unica impresa che lo appassiona ora è la composizione della Histoire de ma vie, il gigantesco libro di memorie della sua vita, delle sue avventure, dei suoi viaggi e delle sue fughe. Arrivato al settimo volume, Casanova ha iniziato a perdere la memoria e, terrorizzato, ha fatto chiamare il mesmerista per recuperarla. Il vecchio Casanova, eternamente esule e straniero nel Mondo Nuovo, forza del passato, è ossessionato dal tempo perduto, dall’infanzia perduta, e ricorda per rivivere con tutto se stesso quei momenti. Durante la seduta mesmerica, Casanova, in uno stato di coscienza alterato, comincia a ricordare; ma non sono veri ricordi, sono diversi da quelli che lui ha descritto nelle memorie, hanno il carattere di visioni, premonizioni, apparizioni. Il medico ascolta la storia di Casanova, una storia popolata da fantasmi, da immagini fantasma.

La memoria per Casanova comincia con un episodio di epistassi. Un bambino con il sangue che cola copiosamente dal naso. Dopo il ricordo\sogno ad occhi aperti dell’epistassi, Casanova si ritrova nel buio di un convento, il letto bianco illuminato dalla luce lunare, le voci dei preti, le imposizioni dei preti nei suoi confronti, i legami con i compagni. Casanova, ormai profondamente immerso nel sonno mesmerico, si ritrova in un banchetto veneziano durante la sua ultima notte di libertà. Infatti, la notte tra il 25 e il 26 luglio 1755 egli fu arrestato e rinchiuso nei Piombi. L’accusa ufficiale era di aver diffuso dei versi antireligiosi. Il medico mesmerista che cerca di farlo guarire\svegliare si confonde nel sogno con il suo compagno di cella, il frate somasco Marino Balbi. Nella notte della fuga dai Piombi si verifica il terremoto di Lisbona, evento che scosse le coscienze di un’intera generazione. Il terremoto ebbe una forte influenza su molti pensatori europei dell’Illuminismo, che dibatterono nell’ambito della cosiddetta filosofia del disastro. Il carattere apparentemente arbitrario con cui persone furono risparmiate o uccise dal terremoto fu utilizzato da Voltaire per screditare il concetto di “miglior mondo possibile”. Casanova fugge da Venezia. Inizia il suo lungo esilio. A Parigi frequenta il salotto della Marchesa D’Urfé, estimatrice di arti esoteriche.

La marchesa, a detta dello stesso Casanova “folle solo per eccesso di intelligenza”, col nome iniziatico di Egeria, era una cultrice di magia, discepola dell’alchimista Benoît de Maillet detto Taliamed, “ottima alchimista” lei stessa. La D’Urfé possedeva un vero e proprio laboratorio alchemico ed aveva raccolto nella sua biblioteca una vasta messe di importanti manoscritti, specialmente paracelsiani. La marchesa lascia il posto a Henriette. Nell’opera autobiografica Casanova narra di essersi imbattuto nell’autunno del 1749, a Cesena, in un’affascinante giovane donna francese che, in fuga dai torti a lei inflitti da marito e suocero, viaggiava – indossando abiti maschili – alla volta di Parma in compagnia di un anziano Capitano di un reggimento ungherese.

La giovane, la cui educazione e sensibilità tradiscono l’alto lignaggio, si fa chiamare Henriette. Forse Henriette è l’unica donna che Casanova abbia mai amato, eppure lui non riesce a ricordarne il volto. L’ultima cosa che Henriette disse a Casanova (anzi scrisse su un vetro) fu “Dimenticherai anche Henriette”. Alla fine della seduta, il cui scopo era recuperare la memoria perduta, Casanova capisce che forse quello che deve fare è dimenticare tutto. 

Lo spettacolo presenta scene di nudo e luci stroboscopiche

dal 13 al 17 maggio dal mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17

CASANOVA

Di Fabrizio Sinisi

liberamente ispirato a Storia della mia vita di Giacomo Casanova

regia Fabio Condemi 

con Sandro Lombardi

e con (in ordine alfabetico) Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello, Betti Pedrazzi

nel ruolo di Casanova bambino attore in via di definizione

scene e drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich 

costumi Gianluca Sbicca 

disegno luci Giulia Pastore 

musiche e sound design Andrea Gianessi

assistente alla regia Andrea Lucchetta

produzione LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE - Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi – Tiezzi

Personaggi e interpreti 

Casanova - Sandro Lombardi 

Mesmerista - Marco Cavalcoli 

Henriette - Simona De Leo 

Voltaire - Alberto Marcello

Marchesa D’Urfé - Betti Pedrazzi 

Casanova bambino - attore in via di definizione  

Info: 06 5881021 – 06 5898031

promozioneteatrovascello@gmail.com - promozione@teatrovascello.it

Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78

Monteverde Roma

ORARI spettacoli

dal martedì al venerdì h.21

sabato h.19

domenica h.17

AGR ASSOCIAZIONE GIORNALISTICA RADIOTELEVISIVA
© 1998 - 2026 AGRonline.it