AGR - Agenzia di Stampa

Di :: 23 febbraio 2026 13:19

Rischio radiologico: esposizione reale e tracciabilità dei dati per le responsabilità aziendali

(AGR) La recente ordinanza della Corte di Cassazione in materia di rischio radiologico introduce un principio destinato a incidere sull’organizzazione delle strutture sanitarie e sulla gestione del personale esposto a radiazioni ionizzanti. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del riconoscimento dell’indennità di rischio radiologico e del congedo per recupero biologico, rileva l’esposizione reale e abituale in zona controllata durante l’effettiva erogazione di radiazioni ionizzanti, indipendentemente dalla mera qualificazione formale attribuita dall’azienda o dal parere della commissione interna.

Il caso riguardava infermieri strumentisti impiegati stabilmente in sale operatorie ad alta intensità tecnologica. La Cassazione ha confermato che il parere aziendale non ha valore costitutivo né preclusivo e che il giudice può accertare l’esposizione qualificata anche tramite consulenza tecnica d’ufficio, valorizzando dati oggettivi quali tempi di permanenza, mansioni effettive e caratteristiche delle aree operative.

 
Il principio si inserisce nel quadro normativo delineato dal D.Lgs. 101/2020, che disciplina la protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti e impone una valutazione preventiva, documentata e dinamica del rischio. In questo contesto, la gestione meramente formale della radioprotezione non appare più sufficiente.

Secondo Basili, Presidente del CDA & Founder di Gruppo Ecosafety, «la sentenza segna un passaggio netto: senza una misurazione reale e documentata dell’esposizione in zona controllata, le strutture sanitarie si espongono a rischi giuridici ed economici concreti». Il riferimento è alle possibili ricadute in termini di indennità arretrate, riconoscimento di congedi per recupero biologico e aumento del contenzioso.

Il fisico Edoardo Calenda, Esperto di Radioprotezione di Gruppo Ecosafety, evidenzia che la corretta classificazione del personale deriva da un processo tecnico strutturato che parte dalla raccolta dei parametri operativi, passa attraverso la valutazione preventiva del rischio radiologico e si fonda sul monitoraggio periodico e sulla coerenza tra classificazione adottata e dati dosimetrici rilevati. «La presenza in zona controllata è un elemento rilevante – precisa – ma deve essere valutata nell’ambito dell’entità complessiva del rischio specifico, secondo i criteri tecnici previsti dalla normativa».

Con oltre vent’anni di esperienza, e quarantacinque nel settore della radioprotezione, Gruppo Ecosafety affianca ospedali, case di cura e poliambulatori nei percorsi di conformità e sicurezza, supportando le strutture nella tracciabilità dei dati di esposizione, nell’aggiornamento delle classificazioni professionali e nella gestione organizzativa del rischio radiologico.

Alla luce dell’orientamento giurisprudenziale consolidato, il messaggio è chiaro: in materia di rischio radiologico contano i fatti documentati e i dati tecnici, non le sole etichette amministrative.

AGR ASSOCIAZIONE GIORNALISTICA RADIOTELEVISIVA
© 1998 - 2026 AGRonline.it