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Di E. B.: Redazione AGR :: 25 febbraio 2026 15:03
Nursing Up, il salario degli infermieri tra i più penalizzati, -16 mila euro la perdita del potere d'acquisto negli ultimi 20 anni

(AGR) L’Italia è tra gli ultimi Paesi UE per recupero del reddito reale: negli ultimi vent’anni il reddito familiare pro capite è diminuito del -4,4%, mentre la media europea è cresciuta del +22% (Eurostat, OCSE). È l’unico grande Paese, insieme alla Grecia, a non aver recuperato i livelli pre-2008.
Negli ultimi cinque anni il lieve miglioramento statistico è dipeso dal calo della popolazione (-1,3%) e dall’aumento degli occupati, non da una reale crescita del potere d’acquisto. 3 milioni di famiglie hanno retto grazie a un secondo reddito, mentre per circa 12 milioni la situazione è peggiorata.
Secondo Health at a Glance Europe 2024, un infermiere italiano percepisce in media 32.600 euro lordi annui contro i 39.800 euro della media UE. In Germania si superano i 49.000 euro, nei Paesi Bassi i 47.000, in Belgio i 72.000, in Lussemburgo i 79.000. Il divario supera i 7.000-10.000 euro annui. In busta paga significa 1.450-1.750 euro netti al mese.
Tra blocchi contrattuali, inflazione e mancata indicizzazione, la perdita di potere d’acquisto arriva fino a 10.000 euro annui per un neoassunto e fino a 16.000 euro per un professionista con 40 anni di servizio (elaborazioni Nursing Up su dati OCSE, CREA Sanità, Corte dei Conti). Tra il 2019 e il 2022 l’aumento reale è stato appena dell’1%.
Il 71% degli infermieri dichiara di ricorrere a prestiti, anche familiari, per arrivare a fine mese.
«Se il 71% è indebitato – sottolinea De Palma – significa che stiamo comprimendo la colonna portante del Servizio sanitario nazionale».
Persistono inoltre forti divari territoriali: secondo ARAN n.1/2025 il trattamento medio annuo è di 37.204 euro in Trentino-Alto Adige contro 26.186 euro in Molise, con differenze legate alle componenti accessorie. Questo alimenta mobilità interna ed estera, aggravando le carenze nelle aree meno remunerative.
Per riallineare le retribuzioni al costo reale della vita è necessaria una rivalutazione strutturale tra il 30% e il 35%.«Non servono bonus – conclude De Palma – ma una scelta politica stabile. Qui è in gioco la tenuta del SSN».
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