AGR - Agenzia di Stampa
06 aprile 2017 16:27
Nemi, nel lago le navi di Caligola

Il punto di partenza delle ricerche è il centro pesca di Carlo Catarci che ha messo a disposizione l’area. Ieri mattina, sulle rive del lago, la presentazione dell’iniziativa. Il sindaco di Nemi Alberto Bertucci spiega: “Siamo convinti che c’è una terza nave. - ha detto il sindaco – analizzando alcuni testi sono stati individuati dei dati concreti dell’esistenza di questa imbarcazione sacra, probabilmente sepolta nel lago. Nel 1930, quando vennero recuperate le due navi poi distrutte dalle fiamme nel 1944, ci sono stati avvistamenti e ritrovamenti che comprovavano la presenza di una terza nave ma le ricerche poi approdarono a poco, sia per la scarsa visibilità presente sui fondali a causa di fango e limo e sia per i tempi e probabilmente i fondi necessari.
Non dimentichiamo, infatti, che per il recupero furono utilizzate tecnologie all'avanguardia per l'epoca. Con turbine e pompe meccaniche per giorni i tecnici aspirarono l'acqua del lago fino ad abbassarne il livello di venti metri. Un’impresa di ingegneria idraulica che fece progressivamente affiorare i due relitti, rispettivamente di 71 e 75 metri”.
A far capire perché si interruppero le ricerche è la testimonianza di Angelo Conti un pescatore e subacqueo del lago. “Dalla parte opposta del lago, proprio dove si fa più fitto il bosco, sotto un grande albero inizia una cigliata che scende fino a trenta metri. A partire dai 15 metri e fino ai 29 c’è una sorta di terrapieno che si solleva per alcuni metri, ma in quel punto è difficile anche pinneggiare perché si alza immediatamente una nuvola di fango che intorbidisce l’acqua”.
Il lago negli anni ha restituito anche reperti lignei e qualche oggetto marmoreo, attribuiti alla nave, ma l’impossibilità manifesta di individuare lo scafo sotto metri di fango ha bloccato qualsiasi tentativo. “La verità è che la nave – afferma Giuliano Di Benedetti, l’architetto i cui studi hanno fatto scattare questa nuova ricerca – non si trova, probabilmente, come le altre che giacevano sul fondo, in maniera orizzontale. Questa nave, invece si troverebbe appoggiata su un fondale degradante con lo scafo rivolto verso il fondo e completamente ricoperto di fango. Per questa sua collocazione è definita la nave “pendente” che scende dai 3 fino ai 30 metri. L’albero sull’acqua è stato segnalato dai pescatori con una corda che lambisce l’acqua. Le ricerche devono iniziare da lì”.
E qui inizia il compito dell'Arpacal che ha affidato l’operazione a Luigi Dattola, esperto del Centro Geologia e Amianto, che avrà a disposizione due strumenti, il "side scan sonar" ed il "sub bottom profiler", che consentono di individuare gli oggetti sommersi, in particolare, il secondo (che deve essere ancora montato) riuscirà attraverso un sofisticato software ad identificare la natura e la presenza di oggetti sotto il fango.
E’ indubbio che una nuova ed eventuale scoperta di un relitto romano potrebbe riaprire il rapporto tra il museo ed il lago, ridando vita a questo edificio realizzato dall’architetto Luciano Malpurgo, studiato per ospitare grandi scafi e raccontare una storia bellissima, quella dell’ingegneria italiana”.
AGR ASSOCIAZIONE GIORNALISTICA RADIOTELEVISIVA
© 1998 - 2026 AGRonline.it