AGR Agenzia di Stampa

Di :: 21 luglio 2026 14:35

Mal di schiena a 30anni, con la chirugia mininvasiva si riconquista la qualità della vita

(AGR) Il mal di schiena non è più soltanto un problema dell'età avanzata. Sempre più frequentemente colpisce persone in piena età lavorativa, anche intorno ai 30-40 anni, a causa di forme precoci di degenerazione della colonna vertebrale. Per molti pazienti la prospettiva, fino a pochi anni fa, era convivere con un dolore cronico invalidante oppure affrontare interventi chirurgici importanti.

Oggi, però, una nuova procedura di chirurgia mininvasiva apre nuove prospettive terapeutiche per una categoria selezionata di pazienti affetti da dolore vertebrogenico, ossia che origina direttamente dalla vertebra. La procedura è già disponibile in alcuni centri altamente specializzati, tra cui l'Ospedale Israelitico di Roma.

 
I PROCESSI DEGENERATIVI INIZIANO GIÀ DA GIOVANI – Contrariamente a quanto si pensa, i segni di usura della colonna possono comparire molto presto. Uno studio americano pubblicato sulla rivista Spine e condotta da ricercatori della Mayo Clinic ha evidenziato come alterazioni degenerative dei dischi intervertebrali siano presenti già nel 37% dei ventenni apparentemente sani, una percentuale che supera il 50% tra i trentenni e continua a crescere progressivamente con l'età.

In Italia, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, il dolore cronico interessa oltre 10 milioni di persone, rappresentando una delle principali cause di limitazione funzionale e ricorso alle cure. Non sempre queste alterazioni provocano sintomi, ma rappresentano il terreno sul quale possono svilupparsi forme di dolore cronico e degenerazione vertebrale. Fino a pochi anni fa questi pazienti avevano sostanzialmente due alternative: convivere con il dolore cronico oppure affrontare procedure chirurgiche più invasive. Oggi la disponibilità dell'ablazione del nervo basivertebrale mediante radiofrequenza consente di intervenire direttamente sulla sorgente del dolore senza alterare la struttura della colonna vertebrale.

UN COSTO SOCIALE CHE VA OLTRE LE SPESE SANITARIE - Visite specialistiche, esami diagnostici, farmaci, fisioterapia e interventi chirurgici generano costi sanitari significativi. A questi si aggiungono quelli indiretti: giornate lavorative perse, riduzione della produttività, pensionamenti anticipati, richieste di invalidità e necessità di assistenza familiare.

Secondo diversi studi, il danno economico e sociale associato alla patologia è destinato ad aumentare nei prossimi decenni, soprattutto nelle fasce di popolazione in età lavorativa.  Uno studio pubblicato su The Lancet e sui dati del Global Burden of Disease evidenzia che la lombalgia è responsabile di oltre 60 milioni di anni vissuti con disabilità (YLD) nel mondo. Un numero significativo, che fornisce la dimensione del problema.

QUANDO IL DOLORE NASCE DALLA VERTEBRA - Per anni gran parte dei pazienti con lombalgia cronica è stata inserita in una categoria generica. “Oggi la ricerca ha identificato una forma specifica chiamata “dolore vertebrogenico”, che origina direttamente dall'interno della vertebra - spiega il dott. Luca Serra, Responsabile UO Chirurgia Vertebrale, Ospedale Israelitico - Secondo la letteratura scientifica più recente, il dolore vertebrogenico potrebbe rappresentare una quota significativa dei casi di lombalgia cronica, una quota significativa di pazienti che per anni è stata spesso classificata in maniera generica. Questa condizione è spesso associata a processi degenerativi precoci del disco intervertebrale e a particolari alterazioni ossee visibili alla risonanza magnetica, note come ‘Modic changes’. Il dolore non deriva quindi soltanto da ernie, artrosi o contratture muscolari, ma da segnali dolorosi trasmessi da una struttura nervosa specifica: il nervo basivertebrale. Molti pazienti arrivano in ambulatorio convinti di avere un comune mal di schiena e scoprono invece una patologia degenerativa che può compromettere profondamente la qualità della vita”.

LA DIAGNOSI È IL PRIMO PASSO – Il dolore vertebrogenico non può essere identificato soltanto sulla base dei sintomi. La diagnosi richiede una valutazione specialistica e l'esecuzione di una risonanza magnetica che evidenzi le caratteristiche alterazioni delle limitanti vertebrali, note come Modic changes. Solo dopo un corretto inquadramento clinico è possibile stabilire se il paziente possa beneficiare della procedura.

LA NUOVA FRONTIERA DELLA CHIRURGIA MININVASIVA - Negli ultimi anni è stata sviluppata una procedura mininvasiva che consente di intervenire direttamente sul nervo basivertebrale. Attraverso un accesso percutaneo, guidato da sistemi di imaging avanzati, il chirurgo raggiunge il corpo vertebrale e tratta il nervo mediante radiofrequenza. L'obiettivo è interrompere la trasmissione degli stimoli dolorosi provenienti dall'interno della vertebra. La procedura non comporta fusioni vertebrali, preserva l'anatomia della colonna e consente generalmente un recupero rapido. È tuttavia indicata soltanto in pazienti accuratamente selezionati, dopo un corretto percorso diagnostico.

“La vera novità non è soltanto la procedura in sé, ma la possibilità di identificare con maggiore precisione l'origine del dolore cronico – aggiunge Luca Serra – Non tutti i mal di schiena sono uguali. Per alcuni pazienti affetti da dolore vertebrogenico oggi disponiamo di un'opzione mininvasiva che può migliorare significativamente la qualità della vita e ridurre la necessità di interventi più complessi. La sfida oggi è riconoscere precocemente questi pazienti. Più precisa è la diagnosi, maggiori sono le possibilità di offrire trattamenti mirati e di evitare che il dolore cronico comprometta in modo permanente la qualità della vita".

AGR ASSOCIAZIONE GIORNALISTICA RADIOTELEVISIVA
© 1998 - 2026 AGRonline.it