AGR Agenzia di Stampa
Di Gianluca Croce :: 31 agosto 2026 17:00
Lumera torna ad accendere San Costantino Calabro

(AGR) Dal 4 al 28 settembre la seconda edizione della rassegna promossa dalla Pro Loco. Quattro mostre nella Chiesa del Santissimo Nome di Gesù e un museo diffuso nel rione storico “u Rinusu”
SAN COSTANTINO CALABRO (VV) – Quando la cultura riesce a fare luce, anche un piccolo borgo dell'entroterra vibonese torna a essere centro, piazza, comunità. Succede a San Costantino Calabro, dove dal 4 al 28 settembre torna ad accendersi Lumera, la manifestazione che in quattro fine settimana trasformerà il paese in un laboratorio di fotografia contemporanea, arte e memoria collettiva.
Quattro settimane, cinque sguardi
La formula resta quella che ha decretato il successo della prima edizione: una mostra personale a settimana, per dare tempo e respiro alla lettura di ogni percorso artistico.
Si parte dal 4 al 7 settembre con Maria Pia Russo, si prosegue dall'11 al 14 con Rosy Suppa, poi dal 18 al 21 con Andrea Torcasio, per chiudere dal 25 al 28 settembre con il duo Esmeralda Bartolotta e Marika Brogna.
Cinque artisti, cinque sensibilità diverse unite da un filo comune: l'indagine sull'uomo e sul suo rapporto con la natura, con l'ambiente, con i luoghi vissuti. Un rapporto a tratti dolce e faticoso, a tratti devastante e immorale, raccontato senza ipocrisie, tra valori e contraddizioni di una provincia che prova a ripensarsi.
Un'edizione dal valore simbolico: cade a duecento anni da “Vista dalla finestra a Le Gras”, la prima fotografia della storia scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826. Lumera nasce proprio per celebrare questo potere: quello delle immagini di fermare il tempo, interrogare il presente e restituire significato ai luoghi che abitiamo.
Il rione che diventa memoria
La grande novità di quest'anno è la sezione permanente che troverà casa proprio in “u Rinusu”, cuore pulsante della storia di San Costantino. Qui un'installazione dedicata a storie, volti e scorci del paese costruirà una narrazione fatta di immagini e memoria, di tracce di un mondo perduto che resiste nei valori morali e nei ricordi.
Un progetto reso possibile grazie alla collaborazione con l'Archivio di Stato di Vibo Valentia: le fotografie dialogheranno con le riproduzioni di atti di nascita, matrimonio e morte dei protagonisti ritratti. Un intreccio tra immagine e documento scritto che restituisce volto, nome e storia alle persone, trasformando l'archivio in racconto vivo e condiviso.
Più di una mostra, un aggregatore sociale
Lumera non vuole solo portare l'arte in paese. Vuole fare dell'arte uno strumento per riannodare legami. Alla base c'è l'idea di offrire agli artisti emergenti del territorio non una semplice vetrina, ma uno spazio per raccontarsi in modo completo: non solo le opere, ma il percorso che li ha portati a scegliere l'arte come strada di vita.
È in questo dialogo tra presente e passato, tra sguardi contemporanei e memoria collettiva, che la manifestazione diventa aggregatore sociale.
A settembre, quando l'estate finisce, il rumore si allontana e il paese torna al suo silenzio, Lumera si accende. Dalla penombra fa emergere ciò che resta e resiste: le persone, le storie, i luoghi. E offre a chi abita questi luoghi la possibilità di affacciarsi oltre la quotidianità, di incontrare nuovi punti di vista e di ascoltare la voce instancabile di giovani artisti che hanno scelto l'arte per raccontare il mondo
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