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Di E. B.: Redazione AGR :: 23 ottobre 2026 14:25
Liste d’attesa: oltre 4 milioni di prestazioni effettuate fuori tempo, Codici: sono i cittadini a pagare il prezzo dei ritardi

(AGR) Oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo. Nei primi nove mesi del 2026 sono state prenotate oltre i tempi massimi di garanzia 2,11 milioni di prime visite (il 17,2% del totale) e 1,084 milioni di esami diagnostici (l’11,4%). A questo dato bisogna aggiungere quello delle prestazioni erogate con un lieve ritardo, che sono 800mila.
“I cittadini non misurano il sistema in punti percentuali, ma in giorni di attesa e in cure rimandate – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Guadagnare 1,7 punti in nove mesi, con oltre 3 milioni di prenotazioni fuori tempo e un urgente su cinque non garantito, non è un risultato da celebrare. Dietro le percentuali ci sono persone che smettono di aspettare. Secondo i dati Istat sul monitoraggio dei Lea, nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a prestazioni sanitarie, in aumento rispetto al 7,6% dell’anno precedente. La causa principale sono le lunghe liste d’attesa, dato al 6,8%, con un incremento di 2,3 punti rispetto al 2023, seguite dalle difficoltà economiche, dato al 5,3%. In valori assoluti si tratta di 5,8 milioni di persone. Per chi può permetterselo, l’alternativa è pagare di tasca propria. Nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa totale, una quota che da dodici anni supera il limite del 15% raccomandato dall’OMS. Per la Fondazione GIMBE, la crescita di questa spesa è anche un indicatore delle crescenti difficoltà di accesso al Servizio sanitario nazionale. Il rischio è un sistema a due velocità, in cui la possibilità di curarsi in tempo dipende dalla capacità di spesa e dalla Regione di residenza. Per questo il rispetto dei tempi di attesa non è solo un dato statistico, ma una questione di equità”.
Non va meglio dove si dovrebbe: gli urgenti non rispettano i tempi. Le prime visite urgenti, da garantire entro tre giorni, rispettano i tempi solo nell’81,7% dei casi: quasi una su cinque resta fuori. Per gli esami urgenti la quota è del 77,3%, quindi più di uno su cinque non viene garantito entro tre giorni. Le prestazioni in classe Breve (10 giorni) sono all’80,6% per le visite e al 78,2% per gli esami. Le visite programmabili entro 120 giorni sono ferme all’84,2%, senza alcun progresso.
Prestazioni ancora in forte sofferenza. La dermatologia è al 69,9% e lo stesso Bollettino la colloca tra le prestazioni con le maggiori criticità. Seguono oculistica (73,2%), gastroenterologia (73,8%) e neurologia (76,7%). Tra gli esami la colonscopia è al 69,3%, l’elettromiografia al 71,9% e la gastroscopia al 72,6%. Alcune prestazioni peggiorano: la risonanza del tronco encefalico passa dall’84,8% all’82,4%, la risonanza osteomuscolare dall’83,4% all’83%, la visita ortopedica dall’81,5% all’81,3%.
Un divario tra Regioni. Per le prime visite si passa dal 99% della Basilicata al 55,3% della Puglia, quasi 44 punti di distanza. Quattro Regioni restano sotto il 70% (Puglia, Umbria, Sardegna e Friuli Venezia Giulia) e la Sardegna peggiora, dal 68% al 64,3%. Il quadro non è di “miglioramento diffuso”. Risultano in calo sulle prime visite anche Sicilia (dall’86,6% al 77,8%), Lazio (dal 95,6% al 92,3%), Calabria, Toscana, Campania e Molise. Sugli esami diagnostici peggiorano Sicilia, Provincia autonoma di Bolzano, Lazio, Calabria, Toscana, Campania e Molise. Puglia, Umbria e Valle d’Aosta restano sotto il 70%.
Percentuali da leggere con cautela. Lo stesso Bollettino Agenas ammette un uso non appropriato della classe di priorità P (programmabile entro 120 giorni), attribuita a prime visite che sono in realtà controlli e follow-up, e riconosce che le differenze tra Regioni nell’uso delle classi “possono incidere sulla lettura dei risultati”. Le Regioni con il maggior ricorso alla classe P, oltre il 75%, sono Basilicata e Campania. Dove i tempi sono più lunghi, quindi, il dato complessivo può dire meno di quanto sembri. Il Bollettino ammette inoltre criticità nei processi di presa in carico dei pazienti.
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