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Di Lyudmyla Hnatyk :: 26 luglio 2026 13:38
Il gatto: creatura divina, vittima innocente, compagno dell’umanità

(AGR) Un’ombra che attraversa i secoli
Dietro la dolcezza e il mistero che da millenni avvolgono il gatto, si nasconde una realtà fatta di ombre, di un cinismo sordo e di una violenza ingiustificabile che scuote profondamente la coscienza. Assistere oggi al ripetersi di episodi agghiaccianti come i fatti di Santa Teresa di Riva, dove una polvere bianca sospetta è stata utilizzata per avvelenare i gatti delle colonie e i loro corpi sono stati lasciati in bella vista come avvertimento alle volontarie, lascia sgomenti. Così come le torture e le uccisioni barbare, spesso filmate per essere vendute online, come nel caso del famigerato “killer dei gatti” di Brindisi. È il ritratto di una ferocia disumana, in cui la mano di un essere umano si accanisce contro una creatura magnifica e vulnerabile, incapace di difendersi.
A questa scia di violenze si aggiungono episodi altrettanto inquietanti, che mostrano una crudeltà ormai fuori controllo. In Calabria la Protezione Civile ha denunciato l’uso di gatti come inneschi per appiccare incendi, legando alla loro coda stracci imbevuti di liquido infiammabile e costringendoli a correre nel panico tra le fiamme. In diverse città italiane — da Santa Luce a Colle Val d’Elsa, fino al quartiere Trullo di Roma — gatti domestici e di colonia sono stati colpiti con armi ad aria compressa, pistole a pallini e fucili a pressione: animali ritrovati con mandibole fratturate, proiettili nel corpo, occhi distrutti, o morti dopo atroci agonie. Ferite compatibili con colpi sparati deliberatamente, spesso a distanza ravvicinata, in contesti residenziali dove non esiste alcuna giustificazione. Un quadro che conferma una deriva violenta e pericolosa, che non può più essere ignorata.
Il silenzio delle istituzioni
Ancora più inaccettabile è il muro di silenzio e la colpevole inerzia delle istituzioni locali, troppo spesso sorde alle denunce, lente o assenti di fronte a crimini che non sono semplici bravate, ma il sintomo grave di una pericolosa deriva sociale e morale.
Storie di dolore e resistenza: Rosi e Odino
Un dolore che si cristallizza in storie drammatiche ma di immensa resilienza, come quella di Rosi, la piccola gattina di Tor Tre Teste, seviziata e stuprata, ferita gravissimamente e costretta a sopportare atrocità indicibili. Nonostante tutto, Rosi ha lottato e ha vinto la vita: grazie al sostegno di persone vicine e di un volontario dal cuore d’oro, oggi ha una vera casa ed è una gattina felice e serena, sperando che il tempo abbia cancellato almeno parte dell’orrore subito.
E come la drammatica vicenda di Odino, il gatto di Acilia, domestico, socievole e affettuoso, che viveva in un piccolo quartiere residenziale a traffico limitato: un territorio che conosceva, dove si muoveva in sicurezza. Eppure, qualcuno è entrato, lo ha sottratto dal suo ambiente e lo ha torturato per ore. Nonostante la crudeltà subita, la mattina seguente Odino ha trovato la forza di trascinarsi verso casa, protetto da una provvidenziale casualità che ha fatto sì che i suoi familiari umani fossero presenti proprio in quel momento, reduci da un cambio di programmi dell’ultimo minuto. Ridotto a non avere più le zampe posteriori, l’orecchio e l’occhio destro, la codina malmessa, Odino resta miracolosamente un inno alla gioia e alla dolcezza, avendo combattuto e vinto la sua personale battaglia per sopravvivere.
Il gatto nella storia: divinità, simbolo, guida
Quest’odio inspiegabile e feroce che attraversa i secoli si scontra con la natura sublime di un animale che, fin dalle origini della civiltà, ha camminato a fianco dell’umanità rivestendo ruoli di custode, divinità e spirito guida. E ve ne parlerò: andiamo a scoprire insieme chi è il gatto.
Sul gatto si parla sia del bene che del male, ma chi non ne ha mai avuto uno non potrà capirlo davvero. Io, fin da bambina, ero affascinata da queste splendide creature e ogni volta che trovavo un gatto randagio lo portavo a casa (poveri i miei genitori che dovevano sopportare tutto questo!).
Un animale sacro nelle civiltà del mondo
Il gatto è da sempre un animale venerato in molte culture antiche. Nell’antico Egitto (Bastet, la dea gatta; Sekhmet, la dea leonessa; Mihos, figlio di Bastet), in Grecia (associato ad Artemide, dea della Luna), a Roma (si dice che Diana abbia concesso ai felini poteri magici), nei Paesi del Nord (Freya viaggiava su un cocchio trainato da due grandi gatti grigi), nell’Islam e nel Medio Oriente (Maometto aveva un gatto che teneva spesso in grembo durante i sermoni; Ishtar, dea della Luna e della fertilità, si spostava su un carro trainato da sette leoni), in India (la dea Shasti, protettrice della nascita, cavalcava un gatto simbolo di prolificità), in Birmania (solo la famiglia reale e i sacerdoti potevano avere un gatto, che viveva in contemplazione della dea), in Cina (Li Shu, il dio gatto, era venerato dagli agricoltori come protettore dei campi), in Giappone (considerato animale portafortuna: il Maneki Neko, con la zampa alzata, ne è la raffigurazione), nelle culture precolombiane (gli Aztechi veneravano Tepeyolotl, raffigurato come un giaguaro; i Maya onoravano Cit Chac Coh, dio della guerra, “Gemello del Puma”; per gli Inca il giaguaro era animale sacro).
Miti, magia e poteri attribuiti al gatto
Per i Celti le interpretazioni erano contrastanti: alcuni vedevano il gatto come incarnazione di forze malvagie, altri come animale protettore. Era associato alla Luna, al regno dei morti, ai poteri dell’Altromondo. Si diceva che i suoi occhi avessero qualcosa di magico, capace di aprire la porta verso il mondo mistico. La dea Ceridwen, che spesso assumeva l’aspetto di una scrofa, talvolta si trasformava anche in un gatto. Per il popolo di Avalon, il gatto era un protettore.
Il gatto come guida e guaritore
Per me il gatto è sempre stato un animale magico, capace di proteggermi e darmi forza. È spesso associato alle donne per la sua bellezza, sensualità e capacità di custodire la casa e la famiglia. Sono anche guaritori: vi è mai capitato di notare che, se avete un dolore, il gatto si sdraia proprio su quel punto?
Ho visto questo potere con i miei occhi. Quando mia sorellina stava molto male, con la febbre altissima, il nostro gattino Pirat — bianco, con una caratteristica macchia nera sull’occhietto destro e un’ombra scura sull’orecchio — ha dormito tutta la notte su di lei, senza muoversi. Il giorno dopo lei stava bene, ma Pirat no… aveva assorbito il suo male, e ci ha lasciati due giorni dopo. È stato il primo a mostrarmi quanto un gatto possa essere legato alla vita umana, fino al sacrificio.
E non è stato l’unico episodio. Nel 2018, quando nostra figlia ha avuto l’esordio, una delle gattine che avevamo adottato — Hekate, un esserino minuto e completamente nero, trovata per strada a settembre — è diventata un vero allarme vivente. Ogni volta che la bambina aveva i livelli di glicemia a rischio, Hekate correva da noi, miagolava, ci chiamava, ci svegliava se necessario. Non sbagliava mai. Era come se percepisse ciò che stava accadendo nel corpo della bambina prima ancora che lo facesse un sensore. Un dono, una sentinella, un angelo con la coda.
Il gatto come equilibratore di energie
I gatti sanno individuare anche i cosiddetti punti geopatici, le energie negative che provengono dal suolo: nodi di Hartmann, nodi di Curry, faglie. Un umano che dormisse a lungo su questi punti si sentirebbe debole e spossato; il gatto invece assorbe queste energie e le trasforma, diventando vivace ed energico. Il suo compito è equilibrare i flussi energetici. Per questo, un tempo, si faceva entrare il gatto per primo in una nuova casa: secondo il Feng Shui, lui trasformava le energie negative in benefiche.
Persecuzioni e superstizioni
Poiché il gatto è associato alla donna e alla Luna, con l’arrivo dell’Inquisizione ha subito persecuzioni: veniva rappresentato come demoniaco e portatore di male. Le streghe erano raffigurate quasi sempre con un gatto, soprattutto nero.
Un essere indipendente, misterioso e vicino all’uomo
Insomma, questi splendidi animali hanno vissuto la stessa sorte delle donne: un periodo venerati, un altro perseguitati. Sono esseri indipendenti, con un loro punto di vista, ed è difficile far loro fare ciò che si vuole, al contrario del cane. Si dice anche che, tramite il gatto, si possa entrare in contatto con un’altra dimensione: è simbolo di armonia domestica, comprensione e tolleranza. Sa essere dolcissimo, ma è pur sempre un felino: se deve difendersi o proteggere i cuccioli diventa molto pericoloso. Gli si attribuisce anche la protezione delle partorienti: un felino percepisce prima degli altri che qualcosa sta per accadere. Il mio gatto lo ha fatto: il giorno in cui dovevo partorire era agitato e cercava di attirare l’attenzione su di me.
Leggende, telepatia e simboli
Esistono molte leggende sui gatti e sulle loro capacità. Osservandoli, si nota che con il loro comportamento cercano di comunicare: se si leccano una zampa, si dice che arriveranno presto visite gradite; se evitano una persona, forse è il caso di approfondire. Sanno prevedere il tempo, sono telepatici: chi ha un gatto lo sa, quando gli si parla… e lui risponde! Esistono metodi per stimolare la telepatia con il proprio felino. Ci sono anche oracoli dei gatti: insegnamenti per rilassarsi, meditare, guarire, purificare le energie.
Al gatto sono associati i numeri 7 (introspezione, saggezza, misticismo, raffinatezza) e 9 (conclusione di un ciclo, rinascita, miglioramento).
L’occhio di gatto: un minerale, un simbolo
Per concludere, vi parlo del minerale chiamato “occhio di gatto”, dedicato ai felini. Può essere di vari tipi: il più prezioso è l’occhio di gatto crisoberillo; più economici sono i quarzi che, per la loro iridescenza, portano lo stesso nome. Muovendo queste pietre sotto la luce si osserva il “gatteggiamento”, la stessa luminosità che si nota negli occhi del gatto. Possono essere incastonate nell’argento, metallo lunare, ed esposte alla luce della Luna piena o crescente per stimolare le virtù dell’archetipo femminile a cui il gatto è collegato. In cristalloterapia questa pietra favorisce le doti psichiche, la percezione extrasensoriale, la comunicazione telepatica con gli animali e la visione delle cose nascoste.
Conclusione: un appello alla civiltà
Ora è tutto. Ho cercato, nel mio piccolo, di illustrarvi questo magnifico essere chiamato Gatto: sinuoso, sensuale, dolce ma con carattere, socievole ma indipendente, casalingo ma libero, magico… Insomma, vorrei essere un gatto. O forse lo ero in una delle mie vite precedenti.
Dopo aver visto quanto è bello e magnifico un felino, vorrei rivolgermi a chi non li ama: siate più civili, siate più umani. Non vi piacciono? Passate oltre. Ma evitate di ferire o uccidere. I gatti sono esseri meravigliosi che vi evitano, non vengono a dare fastidio a chi non li gradisce: lo percepiscono, si allontanano, rispettano il vostro spazio.
E viceversa, con chi li ama: sono presenti, affettuosi, coccolosi, indipendenti ma capaci di esserci proprio quando ne abbiamo bisogno. Il gatto si ama, si rispetta, si venera per la sua natura antica e misteriosa. Ma non si uccide.
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