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Di :: 17 febbraio 2026 13:42

Fiumicino, la Polizia di Frontiera arresta francese 34enne per favoreggiamento all'immigrazione clandestina

(AGR) Nella tarda mattinata di ieri personale dell’Unità Investigazioni Frontiera della Polaria di Fiumicino interveniva allo sbarco del volo Kuwait Airways, in arrivo da Kuwait City, per verificare una situazione anomala emersa in fase di analisi preventiva della lista passeggeri, che aveva evidenziato come tre minorenni delle Comore stessero viaggiando alla volta dell’Italia dopo essere partite da Jeddah, apparentemente da sole, senza essere titolari di visto Schengen o permesso di soggiorno italiano.

Giunti al gate di approdo, gli operatori procedevano al controllo documentale sottobordo di tutti i passeggeri, fino a quando intercettavano le tre ragazze in questione, due di quindici ed una di sei anni, scoprendo in quel momento che al loro accompagnamento stava provvedendo una cittadina francese di origini comoriane di trentaquattro anni.

 
Il fatto che tutte le componenti del piccolo gruppo avessero cognomi differenti e che l’atteggiamento delle giovani non apparisse così intimo nei confronti della donna adulta, che affermava di esserne la zia, ha indotto gli operatori a condurre le passeggere nei propri uffici per una verifica più approfondita. 

In questo frangente si constatava come la documentazione identificativa esibita dalla donna, passaporto francese per lei e passaporti delle Comore per le minori, fosse inoppugnabilmente genuina, per cui l’attenzione si spostava sui tre “Certificati di circolazione per minori stranieri”, corredati delle foto delle ragazze e rispettivamente emessi dalle Prefetture di Parigi, Lione e Bordeaux, che avrebbero dovuto formalmente garantir loro il passaggio della frontiera.

Nonostante il QR code di controllo riportato in calce ad ognuno di questi titoli restituisse una risposta di idoneità, gli operanti decidevano di richiedere una verifica ulteriore alla autorità francesi per il tramite del Centro di Cooperazione Polizia e Dogana di Ventimiglia, il cui personale, dopo aver interpellato la controparte francese, rispondeva che, nonostante la verifica ottica risultasse corretta, le tre ragazze erano completamente sconosciute alle anagrafi stranieri francesi, per cui tutti i certificati mostrati erano da ritenersi completamente falsi ovvero privi di validità.

Ottenuto l’ausilio di un’interprete, venivano mosse le contestazioni del caso alla donna francese alla luce della grave tipologia di reato che si stava configurando.

La donna, con non poca ritrosia, rilasciava una versione della vicenda impossibile da verificare, oltre che piuttosto frammentaria, sostenendo di aver ricevuto in consegna la bimba piccola dal padre, un cittadino delle Comore incontrato casualmente in un hotel di Jeddah, dove si era recata per asseriti motivi di lavoro di cui, però, non era in grado di fornire evidenze, il quale le aveva chiesto di riportare sua figlia di sei anni in Francia.

La donna aveva quindi acconsentito ma, al momento della partenza, oltre alla bambina piccola aveva ricevuto in custodia anche le altre due ragazze più grandi, in merito alle quali le era stato spiegato che dovevano tornare dalle rispettive madri, anch’esse residenti in Francia.

L’attività investigativa rivelava, invece, che la donna il 2 febbraio scorso era volata da Marsiglia a Jeddah, da dove, il successivo giorno 4, era partiva verso Kuwait City al fine di transitare poi verso la destinazione finale di Fiumicino; oltre a questo emergeva, altresì, che la prenotazione su tutti i voli di spostamento dall’Arabia Saudita verso l’Italia, passando per il Kuwait, era univoca per la donna e le ragazze, come pure unica era stata la transazione di acquisto di tutti i biglietti.

Alla luce di quanto emerso, in stretto raccordo con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, l’Ufficio traeva in arresto la donna per la flagranza del reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina aggravato, associandola presso la Casa Circondariale di Civitavecchia.

Dopo aver contattato anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, le ragazze venivano affidate ai Servizi Sociali del Comune di Fiumicino, che ne facilitavano l’inserimento presso idonee strutture di accoglienza per minorenni. 

                          

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