AGR - Agenzia di Stampa

Di :: 23 marzo 2026 15:23

Denuncia AMSI-UMEM: a causa della guerra, farmaci +30% e trasporti +72%, a rischiio il blocco delle cure

(AGR)  La guerra in Medio Oriente ha già superato la dimensione militare e sta entrando rapidamente in una fase di impatto sanitario globale, con una crisi farmaceutica che rischia di trasformarsi da problema di approvvigionamento a vera emergenza strutturale. Il nodo centrale è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, oggi instabile e militarizzato, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota decisiva delle materie prime necessarie alla produzione dei farmaci essenziali.

Paracetamolo, antibiotici, antidiabetici come la metformina, farmaci oncologici e biologici dipendono da una filiera che parte dai derivati petrolchimici. Il blocco delle rotte ha già prodotto un aumento dei costi delle materie prime fino al +30%, mentre i costi di trasporto sono cresciuti fino al +72% e quelli assicurativi fino al +300%.

 
Le scorte disponibili sono stimate tra 8 e 12 settimane, ma il margine si sta assottigliando rapidamente. Se il conflitto continuerà, il problema non sarà più distribuire i farmaci ma produrli, con effetti diretti su ospedali, cure croniche ed emergenze.

LA RETE ASSOCIATIVA: LA CRISI SANITARIA NON È PIÙ LOCALE

Nel pieno di questo scenario, AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (rete internazionale di informazione – agenzia mondiale senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE, riflettono e analizzano l’evoluzione della crisi sanitaria, evidenziando come il combinato tra guerra, blocchi logistici ed emergenza energetica stia producendo effetti diretti e misurabili sulla salute delle popolazioni.

Le associazioni e i movimenti sottolineano come non si sia più di fronte a una crisi limitata al teatro bellico, ma a un sistema sanitario sotto pressione sistemica, con ricadute immediate su accesso alle cure, disponibilità di farmaci e diffusione di malattie infettive.

OSPEDALI COLPITI, SANITARI UCCISI, BAMBINI VITTIME: NUMERI DI UNA CRISI FUORI CONTROLLO

La crisi sanitaria sta assumendo proporzioni sempre più gravi. In Iran si stimano oltre  1700 morti e più di 10.000 feriti, con oltre 25 strutture sanitarie colpite (+35% rispetto alle prime fasi). Tra il personale sanitario si registrano almeno 15 operatori uccisi e oltre 40 feriti.

Il dato più drammatico riguarda i minori: circa 210 bambini uccisi.

Sul piano epidemiologico si registra un aumento delle infezioni respiratorie acute tra il +20% e il +30%, mentre le malattie gastrointestinali crescono del +25%, con rischio concreto di focolai epidemici.

In Libano, la situazione è ancora più critica: 1.060 morti e 2.786 feriti, con almeno 60 strutture sanitarie fuori servizio o parzialmente operative.

Gli sfollati hanno superato 1 milione di persone, concentrate in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie. In questi contesti si registra:

+35% infezioni respiratorie acute,
+30–40% malattie diarreiche e intestinali,
aumento di infezioni cutanee e parassitarie.
La presenza massiccia di bambini e soggetti fragili amplifica il rischio sanitario.

TEMPESTA PERFETTA SANITARIA: LA DENUNCIA DELLA RETE AMSI–UMEM–AISCNEWS–UNITI PER UNIRE

Alla luce di questi dati, la suddetta rete associativa e i movimenti denunciano una sottovalutazione del fattore sanitario nel conflitto. La distruzione delle infrastrutture mediche, l’aumento delle malattie infettive e il collasso delle filiere farmaceutiche stanno generando una crisi multilivello.

Le associazioni affermano che la combinazione tra guerra, sfollamenti e crisi energetica sta creando una vera “tempesta perfetta sanitaria”, con effetti destinati a estendersi anche ai sistemi sanitari europei, già fragili e dipendenti dall’estero per i principi attivi.

Le stesse realtà ribadiscono che senza un cambio immediato di approccio, il rischio è quello di una crisi sanitaria fuori controllo, con conseguenze durature ben oltre l’area mediorientale.

AODI: «SISTEMA SANITARIO GIÀ COLLASSATO, LA CRISI È GLOBALE»

In questo scenario interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata:

«Stiamo assistendo a una trasformazione drammatica della guerra: il fronte sanitario è diventato il vero epicentro della crisi. Quando si colpiscono filiere farmaceutiche, ospedali e personale sanitario, si destabilizza un intero equilibrio globale della salute».

GEOPOLITICA E SALUTE: TRASPORTI, NUCLEARE E RISCHIO BLOCCO GLOBALE

Il quadro geopolitico sta aggravando direttamente la crisi sanitaria. Le 20 maggiori compagnie aeree hanno perso circa 53 miliardi di dollari, con un impatto diretto sulla logistica sanitaria globale e sul trasporto di farmaci e dispositivi.

L’escalation ha coinvolto anche siti nucleari sensibili, aprendo a rischi sanitari e ambientali su larga scala. Eventuali incidenti potrebbero compromettere aria, acqua e sicurezza alimentare.

Sul piano politico, il team del presidente Donald Trump ha avanzato un piano in sei punti che prevede stop all’arricchimento dell’uranio, smantellamento di siti come Natanz, Isfahan e Fordow e limiti ai sistemi missilistici.

Ma la risposta iraniana alza ulteriormente la tensione: il comando “Khatam al-Anbiya” ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz potrebbe essere chiuso completamente, con attacchi estesi a infrastrutture energetiche e tecnologiche nella regione.

Questo significa meno energia, meno trasporti, meno farmaci e più pressione sugli ospedali.

AODI: «QUANDO AUMENTANO LE MALATTIE INFETTIVE TRA GLI SFOLLATI E OLTRE UN MILIONE DI PERSONE VIVE SENZA CONDIZIONI IGIENICHE ADEGUATE, SIGNIFICA CHE IL SISTEMA SANITARIO È GIÀ COLLASSATO»

«Qui non siamo più davanti a una semplice emergenza: è una crisi sistemica. Quando aumentano del 30-40% le malattie infettive tra gli sfollati e oltre un milione di persone vive senza condizioni igieniche adeguate, significa che il sistema sanitario è già collassato».

«Il dato più grave è quello dei bambini e delle malattie che stanno tornando: infezioni respiratorie, diarree, patologie da acqua contaminata. Stiamo tornando indietro di decenni».

«La crisi dei farmaci è il detonatore nascosto. Se si blocca la produzione dei principi attivi, l’effetto sarà globale. Ogni settimana di guerra riduce il margine di sicurezza».

«La geopolitica oggi ha un impatto sanitario immediato: quando si bloccano rotte e energia, si blocca la possibilità di curare. Il rischio nucleare aggiunge un livello di pericolo enorme».

«La pace non è solo un obiettivo politico: è una necessità sanitaria globale. Ogni giorno di escalation produce danni diretti alla salute delle popolazioni».

CRISI SANITARIA GLOBALE E RISCHIO ESPANSIONE DEL CONFLITTO

«Le prime conseguenze si registrano già nelle aree colpite dai bombardamenti: territori fortemente disagiati, con grave carenza di alloggi, insufficienza di cure, mancanza di cibo sicuro e condizioni igienico-sanitarie compromesse», evidenzia il Prof. Foad Aodi.

«Con le nostre associazioni e i nostri movimenti siamo contro ogni logica di guerra, contro ogni forma di violenza e contro le uccisioni di civili, bambini e donne. Ribadiamo il nostro appello: no alla guerra. Il conflitto si sta allargando giorno dopo giorno e aumenta il rischio di un’escalation globale, con scenari sempre più preoccupanti».

Secondo Aodi, la crisi è oggi più che mai energetica, economica e sanitaria: «La carenza di petrolio, carburanti ed energia sta già incidendo sui trasporti e sul costo della vita in molti Paesi, con effetti che si faranno sentire anche in Europa».

«Il blocco dei trasporti, in particolare dai Paesi del Golfo verso le aree in emergenza sanitaria – Gaza, Palestina, Sudan, Somalia e diversi Paesi africani – sta interrompendo l’arrivo degli aiuti. Si tratta di forniture sanitarie essenziali che, prima del conflitto, arrivavano con regolarità e che oggi risultano fortemente ridotte o assenti».

«Senza corridoi umanitari e senza una risposta internazionale coordinata, il rischio è un aggravamento rapido delle crisi sanitarie già in atto, con conseguenze dirette sulle popolazioni più fragili».

CONCLUSIONE — APPELLO SANITARIO GLOBALE: CORRIDOI, CURE E DIPLOMAZIA

In chiusura, il Prof. Foad Aodi lancia un appello netto e immediato:

«Non possiamo più permetterci di rincorrere l’emergenza. Serve un cambio di paradigma immediato: la salute deve diventare la priorità assoluta in ogni scenario di crisi».

«Chiediamo l’attivazione urgente di corridoi sanitari sicuri e permanenti, che garantiscano l’arrivo di farmaci, dispositivi medici e personale sanitario nelle aree più colpite. Senza accesso alle cure, ogni discorso politico perde senso».

«È indispensabile proteggere concretamente ospedali, medici, infermieri e operatori sanitari. Colpire la sanità significa colpire la vita stessa delle popolazioni civili».

«Serve una diplomazia sanitaria forte, concreta, operativa, che metta insieme competenze mediche, logistiche e istituzionali. La salute deve essere il primo terreno di dialogo, non l’ultimo».

«Noi siamo pronti a fare la nostra parte con i professionisti sanitari e con la nostra rete internazionale. Ma serve una volontà chiara: fermare questa deriva prima che diventi irreversibile».

«La pace è la prima cura. Senza pace, non esiste sistema sanitario che possa reggere».

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