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Di E. B.: Redazione AGR :: 20 aprile 2026 13:35
Bologna, gli Infermieri figura centrale per il SSN, ad Exposanità nuove soluzioni per la professione

(AGR) Le professioni sociosanitarie e in particolare la categoria infermieristica saranno, insieme alle nuove tecnologie, le grandi protagoniste della nuova edizione di Exposanità2026 (dal 22-24 aprile a BolognaFiere). Questo perché le risorse tecnologiche unite alle risorse umane negli ultimi anni hanno rappresentato il pilastro su cui si è retto il nostro Servizio Sanitario.
Nel contesto attuale, segnato dalle trasformazioni post-pandemiche, gli infermieri rappresentano una risorsa fondamentale per garantire qualità, sicurezza e continuità dell’assistenza. Tuttavia, l’aumento dei carichi di lavoro, i livelli elevati di burnout e la crescente intenzione di abbandono della professione e un crescendo di emigrazione all’estero, rendono urgente un cambio di paradigma: il benessere degli infermieri deve essere riconosciuto come una priorità sistemica e non come un aspetto accessorio.
Il convegno “Benessere infermierə: dalle evidenze scientifiche alle proposte concrete” (il 22 04.2026, ore 14, sala Notturno) pone al centro la necessità di adottare un approccio olistico al benessere professionale, che integri dimensioni fisiche, psicologiche e sociali. Le evidenze scientifiche dimostrano come ambienti di lavoro sani incidano direttamente sulla qualità delle cure, sulla sicurezza dei pazienti e sulla sostenibilità organizzativa. In questa prospettiva, saranno presentate analisi e proposte operative sviluppate dal Gruppo Benessere OPI Emilia-Romagna, orientate a migliorare le condizioni di lavoro e a valorizzare la professione infermieristica.
Ne abbiamo parlato con la presidente FNOPI, Barbara Mangiacavalli.
Presidente, quanto incidono le condizioni di lavoro e il riconoscimento professionale nelle scelte di emigrare?
“Il riconoscimento professionale e le possibilità di fare carriera insieme a modelli organizzativi che consentano a tutti i professionisti di lavorare nelle condizioni migliori, sono, senza dubbio, obiettivi da perseguire. E oggi alcuni Paesi all’estero consentono di raggiungerli. Ecco perché i giovani partono e faticano a tornare. Per trattenerli servono, infatti, modelli organizzativi sfidanti, capaci di coniugare flessibilità, sviluppo professionale e digitalizzazione. Oggi i giovani cercano cose diverse, rispetto a quelle ricercate da noi. Non ambiscono al posto fisso, ma ad evolvere: il loro è un equilibrio dinamico. In realtà anche il sistema salute è cambiato e la complessità che lo caratterizza oggi, ci consente di diversificare le competenze, integrare le professionalità e aprire spazi nuovi. Le tre lauree specialistiche cliniche appena nate, in Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, e Cure intensive e nell’Emergenza, vanno in questa direzione.”
Si parla di una crescente emorragia di personale sanitario verso l’estero: quanto è grave il fenomeno e quanti infermieri mancano oggi in Italia? E come si collocano gli stipendi degli infermieri italiani rispetto a quelli degli altri Paesi europei?
“Circa 30mila colleghi infermieri lavorano all'estero, non solo per motivi economici ma soprattutto perché vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. Rispetto alla media dei Paesi OCSE lo stipendio italiano medio è di circa 1600 euro più basso rispetto agli altri Paesi europei: la forbice oscilla dal 25% al 40% in meno. È chiaro che, pur non essendo solo una questione economica, la peculiarità e la centralità della professione meritano sicuramente un riconoscimento più elevato anche dal punto di vista economico. Con la stratificazione dei percorsi di studi, sempre più ampi, è necessario prevedere anche nuovi perimetri contrattuali adeguati a valorizzare le competenze acquisite con le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico. Rispetto al tema della carenza, invece, va detto che in Italia si ripresenta a cicli dagli anni '80, circa ogni 15-18 anni. Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. Inoltre, per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77 servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi”.
Restando in Italia, quali ostacoli incontra oggi il personale sanitario nello spostarsi tra Nord e Sud? E quanto incidono, da un lato, l’alto costo della vita al Nord e, dall’altro, la scarsità di risorse per le assunzioni al Sud nelle loro scelte professionali?
“Va fatta una premessa: oggi per i giovani i progetti lavorativi sono strettamente legati ai progetti di vita, quindi il tema dell'attrattività è complesso ed è in capo a molti soggetti diversi. Non riguarda solo le aziende sanitarie. Detto questo, appare comunque evidente che l'Italia resta comunque divisa in due tra Nord e Sud, e il caro vita degli ultimi anni ha fatto cessare i fenomeni migratori interni che fino a poco tempo fa vedevano i giovani del Sud studiare al Nord per poi fermarsi a lavorare. Questo sta aggravando gli squilibri territoriali nella distribuzione del personale sanitario. Per questo servono azioni di welfare mirate e innovative. Penso a tutto il patrimonio edilizio che il nostro Paese ha in strutture dismesse per creare alloggi dedicati al personale infermieristico, facilitando così la mobilità professionale. Ma è una strategia che deve essere complessiva e deve investire più realtà istituzionali.”
Nel convegno inaugurale “Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura” (il 22 aprile alle 10:30) che vedrà anche la sua partecipazione, Presidente, si discuterà delle possibili soluzioni che l’innovazione tecnologica mette a disposizione. Sanità digitale, dunque: opportunità o limite per la professione infermieristica, presidente Mangiacavalli?
“La sanità digitale, supportata e potenziata dall’Intelligenza Artificiale, a certe condizioni, può senz’altro costituire un’occasione per tutelare, ancora di più e ancora meglio, la salute nel Paese. Dico “a certe condizioni” perché un tema dirimente, per noi professionisti sanitari, è come la sanità digitale si traduce nel miglioramento dell’assistenza al cittadino. La tecnologia aggiunge valore se consente l’erogazione di nuovi servizi, più sostenibili, più personalizzati, capaci di rilevare bisogni di salute oggi poco o per nulla presidiati. È qui che entrano in gioco gli infermieri. Sono i professionisti che meglio possono valutare l’introduzione di nuove tecnologie sulle persone assistite: ne conoscono a fondo le dimensioni clinico-assistenziali e, allo stesso tempo, si confrontano con il loro vissuto culturale e biografico. Le nuove tecnologie si legano anche a doppio filo con la dimensione territoriale dell’assistenza, la multidisciplinarietà, l'interprofessionalità. E di nuovo gli infermieri, in questo caso di famiglia e comunità, possono avere un ruolo decisivo”.
Altrettanto rilevante, infatti, come supporto e ripensamento della professione, è proprio l’innovazione digitale. Il convegno “Sanità digitale: sinergie istituzionali per guidare l’innovazione” (23 aprile, ore 10, Sala Rossini) evidenzia come le tecnologie – dall’eHealth all’intelligenza artificiale – e il loro impiego integrato possano rappresentare strumenti concreti per supportare la pratica clinica, ottimizzare i processi assistenziali e ridurre il carico operativo. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla capacità di coinvolgere pienamente i professionisti sanitari, investendo nello sviluppo delle competenze digitali e nella co-progettazione dei servizi. Gli infermieri non sono dunque semplici destinatari del cambiamento, ma protagonisti attivi nella costruzione di un sistema sanitario più innovativo, equo e sostenibile. In questo quadro, il rafforzamento delle sinergie tra istituzioni, ordini professionali e aziende sanitarie risulta determinante per promuovere modelli organizzativi centrati sulle persone, sia professionisti che cittadini.
ExpoSanità 2026 si configura così come uno spazio di confronto e progettazione in cui il valore della professione infermieristica viene riconosciuto come leva strategica per affrontare le sfide presenti e future della sanità.
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