AGR Agenzia di Stampa
06 novembre 2026 16:23
Andrea Speziali educa l’intelligenza artificiale con il proprio archivio: un assistente che apprende il suo metodo creativo

(AGR) Lo storico dell’arte ha investito nella personalizzazione di un sistema alimentato con scritti, ricerche, disegni e fotografie dell’intero percorso formativo e professionale. L’obiettivo è trasferire alla macchina criteri di elaborazione e scelte creative, per aumentare la capacità operativa e ridurre i tempi di gestione.
Il punto di partenza è un problema economico prima ancora che tecnologico: il tempo. Per un professionista che scrive libri, cura mostre, organizza festival e produce contenuti, la crescita delle attività comporta un aumento delle comunicazioni, delle decisioni e delle informazioni da gestire. Andrea Speziali, storico e critico d’arte riminese, docente e presidente dell’associazione Italia Liberty, ha affrontato questo limite investendo nella personalizzazione di un’intelligenza artificiale costruita intorno al proprio patrimonio intellettuale.
La specificità del progetto risiede nella profondità del materiale raccolto e nel tentativo di ricostruire, attraverso quel materiale, la formazione di un metodo personale. La novità rivendicata da Speziali riguarda dunque il percorso di personalizzazione: fare della propria biografia intellettuale la base operativa di un assistente professionale.
Un archivio che comincia dall’infanzia
Secondo la ricostruzione dell’autore, il lavoro ha richiesto un investimento economico rilevante, del quale non è stato comunicato l’ammontare, e un’attività estesa di ricerca, catalogazione e preparazione dei documenti. Il patrimonio utilizzato comprende migliaia di pagine: libri, riviste, ricerche, manoscritti, appunti, materiali scolastici, fotografie e opere personali.
Il percorso risale ai quaderni delle elementari. Esercizi, operazioni di calcolo e procedimenti studiati negli anni sono entrati nel materiale fornito al sistema insieme alle successive ricerche storico-artistiche. L’intenzione è documentare anche i passaggi attraverso i quali si sono formati abitudini di lavoro, associazioni e criteri di scelta.
Una parte particolarmente significativa riguarda i materiali normalmente esclusi dagli archivi destinati al pubblico: annotazioni su un’agenda, schizzi sui bloc-notes, promemoria e registrazioni vocali. Tracce provvisorie che conservano qualcosa del processo precedente all’opera compiuta.
Per Speziali, educare il sistema significa anche mostrargli come comincia un disegno su un foglio bianco, da quale elemento prende avvio la composizione, come un’intuizione viene annotata e successivamente sviluppata. L’ambizione è rendere utilizzabile una conoscenza spesso implicita, che nel lavoro creativo si manifesta attraverso gesti, tentativi e correzioni.
Questo obiettivo va distinto dalla dimostrazione che una macchina possa riprodurre il pensiero di una persona. I materiali disponibili descrivono un progetto di personalizzazione e i suoi impieghi riferiti dall’autore; non presentano una valutazione indipendente della fedeltà con cui il sistema ne ricostruisce il metodo.
La fotografia come repertorio di decisioni
Anche il patrimonio fotografico occupa una posizione centrale. Le immagini vengono considerate insieme alle ragioni che hanno portato a realizzarle: perché soffermarsi su un edificio, scegliere un particolare decorativo, osservare un oggetto da una determinata angolazione.
L’archivio visivo diventa così un repertorio di decisioni. La fotografia conclusa documenta il risultato; il racconto delle circostanze e delle intenzioni dello scatto aggiunge informazioni sullo sguardo dell’autore.
È un patrimonio cresciuto anche attraverso la pubblicazione online. Secondo i dati riferiti da Speziali e attribuiti alle agenzie che ne hanno seguito la comunicazione e il monitoraggio, i suoi contenuti hanno superato complessivamente 200 milioni di visualizzazioni sulle piattaforme digitali. Una quota rilevante sarebbe riconducibile alle fotografie e alle recensioni pubblicate su Google Maps. Il dato riguarda visualizzazioni aggregate e non va inteso come un conteggio di persone uniche raggiunte.
In questa storia rientra anche la precedente galleria su Flickr, successivamente rimossa, che Speziali collega al progetto My Life: un’opera digitale descritta dall’autore come un assemblaggio algoritmico di 500mila immagini, riunite in un unico lavoro in formato NFT. Un’esperienza che anticipa il tema oggi al centro della sperimentazione: trasformare una grande quantità di materiali personali in una nuova struttura creativa.
Il primo banco di prova è l’organizzazione culturale
L’applicazione più immediata riguarda la produttività professionale. Speziali riferisce di utilizzare il sistema nella preparazione delle risposte alle email, nell’elaborazione dei testi, nella gestione delle richieste e nell’automazione di parte dei flussi organizzativi.
Tra i casi indicati figura l’Art Nouveau Week 2026, manifestazione da lui ideata, con quasi 800 appuntamenti in circa trecento città. L’intelligenza artificiale avrebbe supportato una parte del coordinamento centrale, all’interno di un’organizzazione che ha coinvolto guide, studiosi, professionisti e collaboratori.
Il beneficio economico atteso consiste nella possibilità di seguire più attività mantenendo sostenibile il carico di lavoro. Mancano, al momento, dati pubblicati sulle ore risparmiate, sui costi operativi e sul rendimento dell’investimento. L’esperienza raccontata mette però a fuoco una questione concreta per il settore culturale: quanto del sapere accumulato da un singolo professionista possa diventare una risorsa riutilizzabile nelle operazioni quotidiane.
In questa prospettiva, il valore del progetto si concentra nel lavoro necessario a ordinare l’archivio e a esplicitare il metodo. La selezione dei documenti, la spiegazione delle scelte e la verifica delle elaborazioni diventano parte dell’investimento, insieme alla componente tecnologica.
Dall’assistente personale alla prospettiva di una startup
Su questa esperienza Speziali intende costruire una startup dedicata a intelligenza artificiale, creatività e tecnologie per l’inclusione. Tra le direzioni progettuali figura la trasformazione dei racconti dei sogni in immagini e video, da proiettare in ambienti immersivi avvolgenti. Il punto di partenza previsto è il ricordo narrato dalla persona; la ricostruzione diretta dell’esperienza onirica dall’attività cerebrale rimane una prospettiva di ricerca, non una capacità documentata del progetto.
L’esperienza didattica orienta inoltre l’interesse verso strumenti personalizzati di supporto alla comunicazione e all’accessibilità, da sviluppare con competenze specialistiche e con il coinvolgimento degli utenti.
Resta infine l’orizzonte più personale: consentire al proprio archivio di generare nuove elaborazioni anche in futuro, oltre la vita dell’autore. Nell’impostazione espressa da Speziali, tali produzioni dovrebbero essere dichiarate come artificiali e distinte dalle opere realizzate direttamente da lui.
È qui che l’esperimento assume un significato più ampio per le professioni creative. L’archivio personale, tradizionalmente destinato a conservare il lavoro già svolto, viene progettato come uno strumento per quello ancora da fare. Il risultato da misurare sarà la capacità di questa memoria organizzata di produrre un vantaggio concreto: tempo recuperato, continuità nel lavoro e contenuti nei quali resti riconoscibile il metodo del loro autore.
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