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Di E. B.: Redazione AGR :: 23 luglio 2026 12:59
Amianto nelle navi della Marina Militare, motorista navale morto per mesotelioma, 187 mila euro di risarcimento alla famiglia

(AGR) di Donatella Gimigliano
Aveva appena quarant'anni, una figlia di soli dieci. E un marito che, dopo aver prestato servizio nella Marina Militare anche a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci, ha scoperto di essere affetto da un mesotelioma pleurico destinato a non lasciargli scampo. È la storia di una famiglia torinese che, dopo 15 anni, oggi vede finalmente riconosciute le proprie ragioni grazie alla sentenza, da poco passata in giudicato e quindi definitiva, con cui il Tribunale di Torino ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire le eredi del militare della Marina deceduto per l'esposizione all'amianto durante il servizio di leva. Il giudice ha riconosciuto alla moglie e alla figlia 187.745 euro oltre agli interessi, accertando la responsabilità dell'amministrazione per non avere adeguatamente tutelato la salute del militare durante gli anni di servizio.
Nel corso del processo il Ministero della Difesa ha sostenuto che, all'epoca dei fatti, i rischi legati all'amianto non fossero ancora pienamente conosciuti. Il Tribunale ha invece affermato il principio opposto, riconoscendo che la sua pericolosità era già nota e che l'Amministrazione avrebbe dovuto adottare tutte le misure necessarie per proteggere il personale.
La sentenza richiama anche le esposizioni avvenute presso l’Arsenale della Marina Militare di Taranto e la scuola della Maddalena, dove l’amianto era utilizzato negli edifici, nelle officine, negli impianti termici e nelle coperture in cemento-amianto. Per anni quella esperienza rappresentò il ricordo di un servizio reso allo Stato. Nessuno poteva immaginare che proprio quei luoghi avrebbero segnato il suo destino. Nel luglio del 2009 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico. Cominciò così una difficile lotta contro una delle più aggressive patologie causate dall'amianto, conclusasi il 15 aprile 2011 con la sua morte a soli 60 anni.
Dietro quella data non c'è soltanto una sentenza, c'è una famiglia improvvisamente privata del proprio punto di riferimento: una moglie e una bambina di appena dieci anni costrette ad affrontare da sole un dolore destinato a cambiare per sempre le loro vite. Il Tribunale ha ritenuto provato che la malattia fosse conseguenza dell'esposizione professionale affermando la responsabilità del Ministero della Difesa e respingendo anche l'eccezione di prescrizione sollevata.
«Questa sentenza restituisce dignità a un uomo che aveva servito il proprio Paese e che ha pagato quel servizio con la vita», dichiara Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Nessun risarcimento potrà colmare il vuoto lasciato a una moglie e a una figlia così giovani, ma il riconoscimento delle responsabilità rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo un'attesa troppo lunga. È anche un monito affinché tragedie come questa non vengano dimenticate e perché tutti coloro che sono stati esposti all'amianto possano vedere riconosciuti i propri diritti». La decisione del Tribunale di Torino riporta l'attenzione sulle conseguenze dell'esposizione all'amianto nelle Forze Armate, una vicenda che continua ancora oggi a coinvolgere numerosi militari e le loro famiglie.
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