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Di E. B.: Redazione AGR :: 13 maggio 2026 20:21
“Aldair. Cuore giallorosso”, un docufilm celebra il campione fuori e dentro il campo

(AGR) Di Emanuela Sirchia
I cori della Curva Sud. Le bandiere giallorosse a sventolare, le note di Grazie Roma.Tutto come oggi, più o meno. Ed invece sono passati venticinque anni dalle immagini che danno il via al documentario “Aldair. Cuore giallorosso”, da giovedì 21 maggio nella sale di tutta Italia.Perché Aldair? Lo si capisce sicuramente al termine della proiezione e quindi al termine del racconto che riguarda un uomo prima che un calciatore famoso e campione del mondo con il suo Brasile oltre che campione d’Italia con la Roma nel 2001.
“Mia madre mi regalò il primo pallone ma purtroppo al primo tiro verso la porta, si sgonfiò con mia grande delusione…”.Già, i primi passi e dove? In un campetto sì, di erba, ma pieno di buche. Poi, il grande salto a Rio de Janeiro, il provino con il Vasco de Gama (la squadra del cuore del padre) che lo scartò e, ironia della sorte, lo ingaggia il Flamengo con rande delusione del genitore. Da quel momento Pluto non si è più fermato e via al Benfica e poi eccolo alla Roma.
Sì Pluto, il soprannome per via di quel suo incedere dinoccolato in campo. Oppure Alda come tutti lo chiamano a Roma. Il numero 6, difensore centrale, un ruolo che oggi non ha più senso.Ed è proprio sul tema calcio di oggi che domandiamo ad Aldair cosa pensa dell’esasperazione tattica di oggi che mortifica la tecnica della quale proprio lui è stato grande esponente.
“Penso – afferma – che oggi con il gioco a zona le cose sono molto cambiate. Il campo si è fatto più stretto ed i giocatori hanno meno tempo per pensare. Ma la tecnica è sempre importante”.Aldair viene definito e si definisce un timido e la conferma è proprio nel suo modo di esprimersi, pacato, discreto.Per tornare al film, il regista, Simone Godano ha saputo fare un bellissimo racconto con le immagini e si è avvalso di una guida d’eccezione: lo scrittore Sandro Bonvissuto in questa occasione, tifoso romanista.
È lui che si reca in Brasile e si fa guidare nei luoghi di un campione al quale il suo paese ha dedicato persino una via. E Aldair ripercorre l’infanzia a giocare in strada a piedi scalzi perché le prime scarpe le ha avute a 10 anni (famiglia poverissima, il padre vendeva cocco). Lo stesso padre che quando Pluto diventa campione del mondo afferma: “sono campione anche io perché in mio figlio scorre lo stesso sangue”.
E poi, alcuni episodi raccontati da chi ha giocato e vinto con lui. A cominciare da Totti e Giannini e si viene così a scoprire che, da capitano, fu lui a dare al numero dieci la fascia. E le testimonianze di Capello, Annoni, Del Vecchio, Rosella Sensi e Verdone.
“Tornare nei luoghi della mia infanzia è stato emozionante; sono riuscito ad aprirmi come mai avevo fatto”.E il derby? “Il più bello quello con Mazzone. E sulla Roma e sul derby di oggi penso che la mentalità di questo allenatore – Gasperini (ndr) – sia molto buona. Lui è determinante. E lo è stato Capello per il nostro scudetto grazie anche a giocatori come Batistuta e Samuel”.
C’è il tempo anche per ricordare che la Lazio lo aveva richiesto ma sappiamo com’è andata.Chi è Aldair? “È una cosa complessa – dichiara Bonvisuto - Aldair è quel fiume” e si ferma commosso. Il riferimento è al fiume immortalato anche nel film, dove Pluto racconta: “Qui abbiamo pescato. Il fiume ci dava da mangiare”.
E c’è un fiume anche nei nostri ricordi di cronista al seguito della Magica. A Pinzolo per l’esattezza, 1989 o ’90… Pluto si allenava in disparte con un preparatore atletico e le sue corsette erano proprio lungo il fiume della cittadina trentina. Talmente riservato, serio nel suo allenarsi. Silenzioso. Perché per essere campioni, serve certo il talento, la costanza negli allenamenti ma anche il silenzio che come in questo caso fa tanto rumore.
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